Quel covo di vipere: il video di FdI sui legami tra le stragi del '92 e "mafia e appalti"
“Nel 1992 la mafia non voleva solo uccidere due magistrati, probabilmente voleva anche fermare un'intuizione. Giovanni Falcone capì che per colpire Cosa Nostra bisognava seguire i soldi, risalendo fino ai colletti bianchi, ai grandi gruppi industriali e alla politica nazionale. Borsellino raccolse quella eredità e prima del Tritolo dovette affrontare una battaglia più sottile, la solitudine”. Così un video animato realizzato da Fratelli d’Italia andato in onda nel corso della V edizione di Parlate di Mafia l’iniziativa promossa dai Gruppi parlamentari di Camera e Senato di Fratelli d’Italia, in collaborazione con l’Ufficio Studi, in corso a Palermo.
“La sua indagine – continua il video - fu osteggiata in ogni modo all'interno della sua stessa procura, quella di Palermo, che non ha esitato a definire un covo di vipere. Il cuore di tutto è il dossier Mafia Appalti, un'inchiesta avviata da Falcone che avrebbe rischiato di svelare un sistema miliardario di spartizione dei pubblici appalti tra boss e imprenditori. Una pista che, secondo i magistrati di Caltanissetta, determinò la morte del giudice. Mentre Borsellino cercava la verità, a Palermo si muoveva una macchina del fango e del silenzio. Il tempismo è agghiacciante. Sei giorni prima della strage di Via D'Amelio la procura di Palermo firmò la richiesta di archiviazione di quel dossier”.
“Tra i magistrati che siglarono l'atto – precisa il video - c'era anche Roberto Scarpinato, oggi senatore e membro della stessa commissione antimafia che cerca la verità sulla strage di Capaci e su quella di Via D'Amelio. Un'inchiesta, quella su Mafia Appalti, segnata da anomalie clamorose, fino all'ordine di distruzione dei brogliacci delle intercettazioni. Ritenuti per oltre trent'anni distrutti o smarriti, sono stati ritrovati intatti dalla Guardia di Finanza nel luglio 2025, all'interno di quattro buste gialle in un vecchio archivio inutilizzato della procura di Palermo”.
“Oggi il lavoro della Commissione Antimafia sta cercando di scavare proprio in quel covo di vipere, ricostruendo la strategia di un insabbiamento pianificato. A distanza di oltre trent'anni far luce su questa vicenda non è solo un dovere storico, è l'unico modo per restituire dignità alla loro memoria e dare finalmente la verità all'Italia” conclude il video.
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