Fontana di Trevi in mano ai truffatori, i commercianti si pagano i vigilantes
Roma è da sempre capitale della cultura, tra vie rinascimentali e resti dell’antico impero romano. E da un po’ di tempo a questa parte ha anche una nuova arte minore: il gioco delle tre campane. Solo che oggi, tra le vie che si affacciano sulla Fontana di Trevi, quella vecchia truffa per alleggerire i turisti di qualche banconota, si è evoluta. I gruppi sinti hanno vedette in ogni angolo che avvisano i «croupier» dell’arrivo delle forze dell’ordine. I commercianti del rione, esausti, per cercare di arginare il problema, si sono pagati la vigilanza privata, in pieno giorno.
«Inizia a essere una situazione complicata, parliamo di una settantina di persone che si dividono l’area vicino alla Fontana. Io lavoro la mattina, la sera qui rimane mia mamma, siamo corsi ai ripari con questo servizio. Non sostituiscono le forze dell’ordine, ma sono un deterrente», ha detto Vincenzo Casiero, che lavora al ristorante «La Taberna», un’attività di famiglia portata avanti dagli anni ’80, come lui altri 20 commercianti di via del Lavatore si sono uniti insieme per pagare il servizio di vigilanza privata dei «Gentleman Team». Uomini abituati a gestire i disordini della vita notturna, e che ora, vengono impiegati per contrastare il fortino delle scommesse intorno alla Fontana di Trevi, una kasbah con occhi in ogni vicolo.
«Quando abbiamo iniziato il nostro servizio hanno tentato di corromperci, dicevano che qui avevano sempre lavorato loro. Non siamo scesi a patti e siamo riusciti a mandarli via. Durante i nostri turni non accadono episodi simili», ha spiegato Alessio Paolantoni, amministratore dell’agenzia di sicurezza. E racconta della violenta rissa tra bande avvenuta il 16 maggio, in cui sono rimaste ferite anche due turiste. «Era il secondo giorno di lavoro su via del Lavatore, io e i miei ragazzi abbiamo detto chiaramente a una banda di truffatori che non poteva mettersi davanti a un ristorante», ha proseguito Paolantoni. «Quando si sono spostati, hanno sconfinato nella zona dove opera un altro gruppo e a quel punto si sono picchiati tra loro». Un clima che chi lavora tutti i giorni in piazza definisce «pesante e pericoloso», in particolare dopo le 22, quando finisce il turno degli addetti alla sicurezza: «Con il buio tornano tutti, posizionano i banchetti e le vedette iniziano a prendere ogni via». Avvengono anche scippi e aggressioni.
Guardie giurate armate per proteggere il Municipio. "E i vigili lì accanto?"
Quello di Fontana di Trevi è un sistema ben collaudato a Roma, ma anche in tutte le città d’arte italiane dove ci sono molti di turisti da raggirare. Un banchetto con un croupier che nasconde una pallina sotto tre tazze, un gioco pilotato in cui il banco decide quando e se si vince. Attorno a lui i complici, tre o quattro, giocano con un ritmo serrato con puntate da 100 euro. Quando un turista si ferma inizia la truffa e l’altro giorno, in pochi minuti, un australiano ha perso 1500 dollari e un indiano 3500 euro. Se qualcuno cerca di avvisare i turisti della truffa viene aggredito, come accaduto all’influencer Arash Kamangar, preso a pugni per aver tentato di avvisare dei malcapitati. «Mi hanno preso a pugni e sono fuggiti - ha raccontato dall’ospedale sul suo profilo Instagram - Presenterò denuncia dopo che avrò fatto l’intervento». Fabio Sabbatani Schiuma, di Fratelli d'Italia, attacca: «Fontana di Trevi è una vergogna mondiale. I problemi si risolvono con i tutor urbani? Il Pnrr non poteva finanziare la sicurezza invece di lasciarla ai commercianti?» .«Via delle Muratte invece è terra di nessuno. Sono più aggressivi e agiscono indisturbati», commenta un altro negoziante.
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