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Roma, la sfilata dell'odio "Pride" ci è costata 100 mila euro

Clara Giuliani
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Bandiere palestinesi, insulti al «sionismo», sagome cartonate di Trump, Netanyahu e Musk appesi a testa in giù da un carro. Stesso trattamento riservato all’avvocato e senatrice Giulia Bongiorno, attaccata sul Ddl stupri, e persino alla scrittrice J.K. Rowling, autrice di Harry Potter, accusata di essere transfobica per aver espresso posizioni critiche sulle teorie gender. Insultato pure Vannacci. Questi i temi che si sono presi la scena del Roma Pride 2026, il corteo Lgbt patrocinato dal Comune che negli ultimi anni è sembrato spostarsi da contenuti «costruttivi» (i diritti, appunto) a posizioni «distruttive», tra insulti e scivoloni come quello di cui è stata protagonista l’associazione ebraica Keshet, a cui è stato negato di partecipare con un proprio carro per «non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza», si legge nel comunicato pubblicato dal Roma Pride lo scorso 25 maggio.

Alla fine, pare grazie alla mediazione del Campidoglio, Keshet ha sfilato a piedi con 30 attivisti esponendo stelle di David arcobaleno e lo slogan «Fuori l’antisemitismo da tutti i Pride», ma è stata "accolta" da altri manifestanti con bandiere della Palestina e cartelli con la scritta «No pride in genocide». Con Keshet, anche l’assessore capitolino al Patrimonio, Tobia Zevi, che ha specificato di essere presente come privato cittadino.

Già lo scorso anno il carro dell’associazione ebraica era stato preso di mira da altri manifestanti al grido di «assassini» e «terroristi». Alla faccia della non discriminazione. Questo clima teso, a tratti avvelenato, non ha spinto il Comune a rivedere la concessione del patrocinio. Inoltre anche quest’anno, tramite la partecipata Zètema, Roma Capitale ha garantito un sostanzioso contributo economico. Non per il corteo, precisano dal Campidoglio, ma solo per la «Croisette», ovvero la kermesse in via delle Terme di Caracalla su cui dal 28 maggio e fino a ieri si sono tenuti eventi, concerti e dibattiti. All’associazione Circolo di Cultura Mario Mieli sono stati accordati 98.360,64 euro per «Servizi di supporto per la realizzazione del Roma Pride 2026 dal 28 maggio al 20 giugno 2026 presso l’area verde di via delle Terme di Caracalla». Per l’edizione 2025 l’associazione aveva ricevuto dalla partecipata capitolina 80 mila euro.

Ieri il sindaco era in testa alla sfilata, con la fascia tricolore indosso, mentre dalla pancia del corteo, fra 30 carri allegorici che hanno sfilato da piazza della Repubblica a Terme di Caracalla, sono partiti cori contro la premier Giorgia Meloni. Momenti di tensione all’arrivo di Mario Adinolfi, a cui alcuni manifestanti hanno cercato di togliere dalle mani la bandiera di Israele. «Un omosessuale nell’area mediorientale trova protezione solo nello Stato d’Israele», ha spiegato Adinolfi.

Per Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt+, il leader del Popolo della Famiglia «cercava visibilità» mentre ha provato a smorzare i toni il portavoce del Roma Pride, Mario Colamarino: «Penso che la bandiera di Israele rispetto a tutte le cose che ha detto di noi Adinolfi sia l’ultimo dei problemi». Netta Francesca Pascale, del Movimento Gay Conservatori, accorsa accanto ad Adinolfi: «La piazza è ideologica, quell’ideologia che fa male ai diritti civili - ha detto Pascale - L’Islam radicale è il nemico dell’omosessualità, esattamente come l’omofobia e tutte quelle parti estreme che hanno a cuore la distruzione dell'Occidente»

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