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"Sharia" al Colosseo, clochard picchiato perché non rispetta le regole dell'islam

Gabriel Bernard
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Lo giudicava per come viveva la sua fede, gli diceva «di non essere un bravo musulmano», troppe poche preghiere, le sigarette, le birre. Poi gli insulti omofobi, l’aggressione e la rapina nel parco di Colle Oppio, all’ombra del Colosseo. Il senza fissa dimora pakistano ha ancora i segni di quell’agguato: l’occhio livido, le braccia e la testa doloranti e il «terrore di tornare a dormire nel parco perché ho paura per la mia vita». E parla di «gang di africani che lì dentro fanno come vogliono, si drogano, spacciano e sono violenti con gli altri che lì cercano di vivere pacificamente».

L’episodio risale al 10 giugno. Il pakistano sta bevendo una birra, quando si avvicina un senegalese, vuole un sorso, ma lui non è d’accordo e l’uomo scatena la sua furia: «Quando si è avvicinato gli ho detto di lasciarmi in pace, ha preso la bottiglia, l’ha svuotata e mi ha colpito. Avevo male ovunque, poi ha preso i cinquanta euro che avevo in tasca ed è andato via».

Tutto questo per una birra? «Ha insultato la mia famiglia, secondo lui dovevo vergognarmi perché non seguo gli insegnamenti dell’islam», spiega il pakistano. Vive a Roma da quattordici anni, non ha un lavoro e la vita in strada la conosce bene. Come tanti, va a dormire nel parco di Colle Oppio, ma ci tiene a specificarlo: «Ho con me una busta di plastica e pulisco il giardino, nella mia vita ho scontato la galera, ora voglio stare tranquillo senza dare fastidio a nessuno». E racconta che durante le pulizie ha visto più volte alcuni africani e nordafricani presentarsi nel parco per spacciare: «Fanno i padroni qui dentro, arrivano nel pomeriggio a vendere la droga, la notte fumano il crack e si mettono a dormire, poi la mattina vanno via». E forse qualcuno di loro si è accorto di essere stato visto dal pakistano e ha tentato di intimidirlo.

In seguito alla denuncia, i carabinieri della Compagnia di piazza Dante hanno individuato l’aggressore. Si tratta di un uomo di cinquantadue anni, che i militari hanno rintracciato durante i controlli nelle zone solitamente frequentate da senza fissa dimora. Il profilo del senegalese coincideva con l’identikit fornito agli investigatori dell’Arma dalla vittima, e l’uomo è stato denunciato per rapina e lesioni. E questo non basta ad aprirgli le porte di un carcere.

Quella che racconta il pakistano è una realtà sommersa, un mondo che si sveglia all’arrivo della notte quando si chiudono i cancelli del parco. Il giorno successivo ne rimangono solo i resti, la sporcizia e i bivacchi di chi si accampa su viale Cesare Ceradini, in quella parte del giardino dove si passa un po’ più inosservati, dove senza telecamere con il buio è più facile nascondersi.

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