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Vittime di usura, boom di richieste: in un anno più 20%

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Damiana Verucci
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Prestiti per lo più di piccola entità, tra due e cinquemila euro, che crescono però al ritmo del 10% al mese, se non si rientra entro breve dal prestito. Così l’usura diventa una sorta di cappio attorno al collo dell’imprenditore che ha bisogno e che giorno dopo giorno non riesce più a uscirne. Solo nel 2025, fa sapere Luigi Ciatti, presidente dello sportello Anti Usura di Confcommercio Roma, «abbiamo avuto 1600 contatti, il 40% dei quali commercianti e piccoli esercenti. Contatti significa richieste di intervento, ovvero persone sovraindebitate, a rischio usura, che cercano aiuto o il modo di uscirne. Rispetto a un anno fa c’è stato un aumento del 20% di queste richieste». E il trend dell’anno in corso non fa sperare nulla di diverso perché l’andamento è purtroppo in rialzo, significa che ci sono sempre più imprenditori a rischio. Senza considerare che la maggior parte non denuncia. «Su 100 contatti, possiamo stimare che altri mille non ammettono di avere un problema, se ne vergognano magari o pensano di essere in grado di rientrare dal loro debito - spiega ancora Ciatti - se si facesse più informazione, spiegando ad esempio che la Regione Lazio mette a disposizione dei fondi per coprire eventuali debiti di persone in difficoltà e che dunque non si è soli, sarebbe già un sistema per aiutare a far emergere un fenomeno».

 

Che si concentra, soprattutto, nel comparto ristorazione e somministrazione, che «colpisce» aziende quasi sempre piccole e a conduzione familiare, che si «nutre» di debolezze e vergogne spesso inconfessabili. Dall’esperienza di chi, ogni giorno, è in contatto con persone esposte al sovraindebitamento si sa che si inizia con un bisogno pratico, pagare una bolletta, una fornitura, una rata dell’affitto. Servono soldi subito, senza passare per intermediari bancari o creditizi ufficiali, che chiedono garanzie. L’usuraio, invece, chiede più che altro cambiali o assegni che verserà in banca una volta che l’imprenditore non riuscirà ad adempiere al suo debito il mese successivo, aggravato da un tasso di interesse elevato. E il cerchio man mano si stringe. Dagli ultimi dati dello Sportello Anti Usura emerge, infatti, che il 23,6% degli imprenditori riferisce di aver sentito parlare di prestiti illeciti o tentativi di estorsione; il 21,2%, poi, giudica molto grave l’esposizione al rischio per le imprese specie del commercio al dettaglio, della ristorazione e dei bar, esprimendo forte preoccupazione per la sicurezza dei colleghi nella propria zona. Per far fronte a questa emergenza, le strategie di contrasto più indicate dagli imprenditori includono la denuncia alle autorità (65,4%), la segnalazione informale alle forze dell'ordine (39,1%) e il ricorso alle associazioni di categoria o alla solidarietà tra imprenditori (30,8%). «Occorre aumentare la consapevolezza del fenomeno - aggiunge Ciatti - e abbattere il muro dell’omertà e della vergogna. È vero che Roma non è tra le città più a rischio rispetto ad altre realtà soprattutto del Sud, ma l’usura esiste e approfitta soprattutto dei periodi di crisi e di difficoltà economiche, come quello che stiamo vivendo».
 

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