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Il diktat sulle auto elettriche manda in tilt la sinistra. Modifiche in vista

Martina Zanchi
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Perplessità e irritazione tra i consiglieri capitolini di maggioranza per l’«ennesima» misura draconiana, in materia di mobilità, «non condivisa» con gli eletti prima di darla in pasto all’opinione pubblica, confida a microfoni spenti più di qualche eletto del centrosinistra romano, sfogandosi a 48 ore dalla riunione in cui l’assessore Eugenio Patanè ha provato a spiegare le direttive che introducono il permesso al costo di mille euro per i veicoli elettrici, finora ammessi gratis in Ztl, e il parcheggio a pagamento per i mezzi «mild hybrid», che dovrebbero entrare in vigore quest’estate. Sempre che il provvedimento passi così com’è anche in giunta, dove dovrebbe arrivare entro febbraio. Il dossier è sulla scrivania del sindaco e da Palazzo Senatorio trapela la possibilità che qualche aggiustamento, qualche correttivo, possa essere apportato.

Al momento si starebbe lavorando su ipotesi che non cambiano l’impostazione generale (le elettriche, insomma, a Roma dovranno pagare) ma che, se ritenute coerenti con la logica di decongestionare il Centro storico, potrebbero ad esempio portare a una riduzione del costo del pass per alcune categorie. Altra ipotesi è quella di stilare un tariffario (che già esiste per gli altri permessi vigenti) sulla base della cilindrata del mezzo. Non è la deroga per i romani che qualche consigliere auspicherebbe, soprattutto perché manca poco più di un anno alle elezioni, ma potrebbe essere utile almeno a far digerire la misura a cui, in Campidoglio, non vogliono rinunciare.

E mentre la capogruppo di Forza Italia Rachele Mussolini annuncia una mozione «per fermare le folli misure della giunta» e Federico Rocca di Fratelli d’Italia accusa il Campidoglio di ignorare «le difficoltà quotidiane» dei romani, fuori da palazzo la città ribolle per decisioni considerate un tradimento delle politiche green sbandierate da Roma Capitale. A dare risposte sono chiamati prima di tutto i consiglieri di maggioranza, molti dei quali però stavolta sono spaesati. «Ci hanno informati in chat martedì sera» (il giorno prima che la notizia venisse data ai giornali, ndr), racconta uno. «Così facciamo contenti solo gli abitanti del Centro», maligna un altro. E sembra deluso pure chi avrebbe voluto contribuire con delle proposte, perché condivide le finalità «ma non il metodo, il merito e neanche i tempi». Bene la riunione di giovedì, insomma, ma è arrivata fuori tempo massimo. E ora bisogna rincorrere le proteste.

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