Malamovida a Roma, stretta sui locali della Capitale
Uscite di sicurezza ostruite, difficilmente individuabili e raggiungibili, più persone di quelle che un locale possa contenere, materiali non conformi agli standard di sicurezza, in particolar modo in tema di prescrizioni antincendio, carenze o nei casi più estremi assenza di sistemi che possano contribuire a impedire alle fiamme, in caso di incendio, di propagarsi senza dar tempo ai clienti di evacuare.
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Questo, in sintesi, il fulcro dei controlli in bar, discoteche e ristoranti della Capitale, che dopo la tragedia di Crans Montana sono ripresi in questo 2026 con un’attenzione particolare. Basti pensare che la sola polizia locale di Roma Capitale, tra venerdì e sabato, ha reso noto di aver effettuato «più di 650 verifiche». «Circa un centinaio gli illeciti rilevati, tra cui somministrazione di alcolici oltre l’orario consentito, occupazioni di suolo pubblico abusive, anomalie nei titoli autorizzativi, attività di pubblico spettacolo svolte senza le necessarie autorizzazioni o in violazioni delle norme di igienico-sanitarie», spiega il comando in un comunicato stampa, specificando che nel corso dei controlli è stata posta «particolare attenzione agli aspetti legati alla sicurezza dei locali di pubblico spettacolo, anche con controlli interforze, finalizzato a verificare il rispetto delle norme in materia di agibilità, certificazioni di prevenzione incendi e condizioni di sicurezza». E in un locale di Ponte Milvio sarebbero state rilevate irregolarità tali da costringere gli agenti intervenuti ad avviare ulteriori accertamenti per illeciti di natura penale, oltre alle sanzioni amministrative già elevate. Nel corso del 2025 sono stati ben 68 i provvedimenti di chiusura spiccati dal questore Roberto Massucci, mentre le violazioni accertate sono state 4 mila a fronte di 11 mila controlli effettuati da polizia locale e dalle altre forze dell’ordine.
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