
Esami e visite, se non c'è posto la Asl deve rimborsare i pazienti. Ecco come fare

In tutte le Asl del Lazio ora c’è un nuovo modulo a disposizione dei pazienti, da compilare quando le liste d’attesa dell’appuntamento richiesto vanno oltre i tempi massimi fissati dalla legge per i 4 diversi tipi di priorità: urgente (da erogare entro 72 ore), breve (entro 10 giorni), differibile (30 giorni per le visite e 60 per le prestazioni strumentali) e programmabile (120 giorni). Si chiama “percorso di garanzia” e deve essere formalmente attivato con l’apposito modulo per chiedere all’Asl, o all’azienda ospedaliera, «che la prestazione sia erogata entro i tempi massimi stabiliti nel Piano di Governo delle liste d’attesa o dalle indicazioni del Medico prescrittore». Intimando quindi all’azienda di «provvedere a individuare una struttura pubblica o accreditata che eroghi la prestazione entro i tempi massimi stabiliti». Oppure che, «in caso di indisponibilità di strutture pubbliche o accreditate che possano erogare la prestazione secondo la prescrizione, la Asl provveda all’erogazione della prestazione in intramoenia, senza oneri aggiuntivi».
Quindi pagando il semplice ticket (se non si è esenti) al posto della tariffa maggiorata prevista per la prestazione resa dal medico in regime libero-professionale (intramoenia) all’interno della struttura pubblica. Però bisogna attendere il riscontro dell’Asl, che è in ogni caso tenuta ad inviare «una risposta formale alla comunicazione, come da normativa attualmente vigente», si legge nel modulo prestampato. Al quale dovrà essere «allegato il numero della prenotazione effettuata e il documento di identità» del paziente che chiede di attivare questo «percorso di garanzia».
La novità è stata annunciata dal presidente della Regione, Francesco Rocca, in Commissione Sanità, dove ha illustrato «l’attivazione dei percorsi di garanzia (legge 124/1998), obbligando le Aziende a introdurre tutte le procedure sui propri siti online, assicurando l’esecuzione della prestazione entro i tempi previsti e non prevedendo oneri per il cittadino». La legge, infatti, che risale a 27 anni fa, però è rimasta lettera morta per troppo tempo, con l’applicazione invocata da recenti campagne di associazioni e sindacati.
Da alcune settimane sono comparsi i moduli da scaricare dai siti delle Asl. E c’è già un primo caso risolto nell’Asl Roma 4, dove è stata rimborsata «la spesa sostenuta dal paziente in occasione di una prima visita ortopedica con priorità di prescrizione di giorni 30, eseguita in regime di intramoenia, non avendo l’utente trovato disponibilità per l’erogazione della suddetta prestazione entro i tempi previsti dalla classe di priorità prescritta dal medico», scrive la stessa azienda sanitaria di Civitavecchia. Diffidata dal paziente «ad erogare la visita ortopedica in regime libero-professionale, nel rispetto della classe di priorità assegnata dal medico, senza alcun onere a carico, rappresentando l’impossibilità di prenotare la prestazione per il tramite del CUP».
La stessa Asl ha dovuto riconoscere l’«assenza di riscontro da parte dell’Azienda» con la prestazione specialistica poi eseguita in regime di intramoenia con il costo di 158 euro. E, siccome «non ricorrono i presupposti per contestare il suddetto credito - ha scritto nella delibera l’Asl - si procede al rimborso richiesto, così evitando l’avvio dell’azione monitoria con conseguenti ulteriori oneri a carico dell’Azienda anche a titolo di spese legali. Ritenendo dunque, di dover provvedere al rimborso della complessiva somma di 158 euro».
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