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Roma, a Termini ecco le panchine anti-clochard che non piacciono a sinistra

Sigismondo Valente
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Le nuove panchine "anti-clochard" realizzate in piazza dei Cinquecento non sono sfuggite a chi crede che la Capitale debba continuare a essere un grande "campeggio", un accampamento di senzatetto, un eterno bivacco per stranieri e chiede che vengano rimosse. E crede anche che la città debba essere un "camping" ora, più che mai, con il Giubileo in corso. Poca importa, poi, se le tende siano montate all’esterno della stazione Termini, principale scalo ferroviario, porta d’ingresso per pellegrini e turisti. Il rifacimento della piazza - realizzato da Fs con fondi giubilari - è stato inaugurato dal sindaco Roberto Gualtieri (in qualità di commissario straordinario per il Giubileo) il 14 gennaio scorso, così come le nuove sedute di marmo sopra le quali sono stati montati divisori in ferro proprio per evitare che i senzacasa le occupino di giorno e di notte trasformandole in letti.

 

 

Chi oggi chiede «al Comune di intervenire per rimuovere le sbarre di ferro posizionate sulle panchine per impedire alle persone di sdraiarcisi», come la Cgil, oppure bolla i nuovi arredi come «architettura ostile», come «una scelta che allontana i più fragili e nasconde i problemi sociali sotto il tappeto, rendendo gli spazi pubblici meno inclusivi e meno umani», sono gli stessi che avrebbero voluto vedere su quella piazza il "tendone-dormitorio" che, grazie a uno sprazzo di lucidità, alla fine Gualtieri si è rifiutato di realizzare. Gli stessi che, tra le fila più a sinistra, non avrebbero voluto la costruzione dell’inferriata in viale Pretoriano, realizzata a difesa del decoro pubblico e delle Mura Aureliane, per impedire una volta per tutte che, dopo ogni sgombero, si riformasse il colorato accampamento di tende degli stranieri. E certamente non avrebbero voluto vedere il sottopasso Turbigo - che collega via Marsala con via Giolitti - finalmente murato e ripulito dopo essere stato trasformato da sbandati e clochard nel corso degli anni in una latrina.

 

 

«Troviamo inaccettabile che si usi la riqualificazione di spazi pubblici per creare luoghi escludenti e che tutto questo venga fatto utilizzando risorse per il Giubileo. È una vera e propria umiliazione alla dignità dei più fragili», scrive in una nota la Cgil di Roma e Lazio. «Ricorrere all’architettura ostile per allontanare chi è povero con l’obiettivo di aumentare il decoro delle piazze è un’idea sbagliata, che non risolve i problemi sociali ma li nasconde solo alla vista dei visitatori che giungono a Roma Termini», sottolinea ancora il sindacato. «Si mettano in campo misure e risorse per un vero Giubileo delle persone in grado di migliorare le condizioni di chi vive a Roma, a partire dalle fasce più deboli», conclude la Cgil. E poi c’è l’associazione Nonna Roma, secondo la quale «chiamarla riqualificazione (quella di piazza dei Cinquecento, ndr) è una presa in giro» e chiede al Comune di «rimuovere subito le barriere sulle panchine», perché anche loro sono per «un Giubileo delle persone che metta al centro la dignità di tutti, a partire dai più vulnerabili». Ma su una cosa l’associazione e il sindacato hanno ragione: si è speso tanto per interventi di facciata, poco o niente per risolvere il nodo di Termini e delle centinaia di poveri che vi gravitano intorno, i quali meriterebbero di vivere in condizioni più dignitose, magari lontano dalla stazione. Una soluzione, però, che la sinistra scarta a priori.

 

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