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Ricoverata una bimba di 8 mesi: è il secondo caso di epatite acuta nel Lazio

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Secondo caso nel Lazio di un paziente minorenne colpito da epatite acuta. «È stato segnalato dal Seresmi (il Servizio Regionale delle Sorveglianze delle Malattie Infettive) un nuovo caso di sospetta epatite acuta ad eziologia sconosciuta in una bambina di 8 mesi ora ricoverata in buone condizioni generali - precisa l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato - È in corso un approfondimento dell’indagine epidemiologica. Nessun allarmismo, ma rimane alto il livello di attenzione del Sistema regionale di sorveglianza delle malattie infettive. Si tratta del secondo caso autoctono nella nostra regione».

 

 

L’Organizzazione mondiale della sanità «sta lavorando a stretto contatto con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc e con i Paesi interessati» da casi di epatite acuta di origine sconosciuta nei bambini «per supportare le indagini in corso, compresi ulteriori test di laboratorio». L’adenovirus «è stato rilevato in almeno 74 casi e questa e altre ipotesi sono allo studio». A spiegarlo è stato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi durante il briefing con la stampa. Da neonati di un mese fino ad adolescenti di 16 anni: è il range d’età dei pazienti segnalati, ha riepilogato il Dg, ricordando i dati dell’ultimo aggiornamento fornito dall’Agenzia Onu nel weekend scorso (dal quale emergevano già «almeno 169 casi», dato ormai cresciuto, segnalati da 11 Paesi in Europa e anche altrove, per esempio negli Usa). «Circa il 10% dei casi segnalati ha richiesto trapianti di fegato», intervento che è stato necessario per 17 bambini, «ed è stato segnalato un decesso». I sintomi, ha ricordato Tedros, includono dolore addominale, diarrea, vomito, ittero, epatite acuta grave e aumento dei livelli degli enzimi epatici.

 

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