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Parentopoli 5stelle, dopo la compagna di Lemmetti spunta un'altra magagna

Fernando M. Magliaro
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Silvia Di Manno, la quarantaquattrenne di Pietrasanta (Lucca), commessa nella libreria Le Vele di Viareggio e compagna dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, ha rinunciato al proprio incarico ottenuto pochi giorni fa presso l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, al quale avrebbe dovuto curare l’agenda.

 

Ieri, in tarda mattinata, la Di Manno ha comunicato al Campidoglio la propria rinuncia all’incarico che aveva messo nell’angolo la Raggi e Lemmetti. Con la prima che, per cercare di uscire fuori dal caos creato dalla versione grillina di parentopoli, si è chiamata fuori affermando di non esser stata presente alla seduta di Giunta dove l’assunzione della Di Manno era stata decisa e facendo trapelare la propria irritazione. 

Le voci interne a Palazzo Senatorio raccontano di una Raggi che ha chiesto a Lemmetti di ottenere la rinuncia della propria compagna per evitare altri provvedimenti, ovvero la cacciata dello stesso potentissimo titolare del Bilancio. Nel mondo grillino in Campidoglio la vicenda diventa occasione per nuovi regolamenti di conti interni: «Ci aspettiamo qualcosa di più rispetto ad annunci di revoche e giustificazioni legate ad assenze. Il sindaco ha la responsabilità di tutte le decisioni assunte dalla Giunta composta da assessori di sua fiducia pertanto non comprendiamo come le ultime nomine possano essere state deliberate a sua insaputa», afferma su facebook Donatella Iorio esponente dei grillini dissidenti.

 

Insomma troppo facile è ora accontentarsi delle dimissioni della signora Di Manno senza toccare chi la Di Manno ha assunto.
Anche perché i problemi restano tutti: nella seduta di Giunta in cui la Raggi era assente ed è stata varata l’assunzione della Di Manno sono state adottate altre nove delibere di assunzioni e ritocchi di stipendi. Tre del vicesindaco, Pietro Calabrese, due dell’assessore al Commercio, Andrea Coia, una ciascuna per gli assessori alla Cultura, Lorenza Fruci, e al Personale, Antonio De Santis. Poi quella della Di Manno. Infine, due per l’assessore al Bilancio, Lemmetti. Che non pare molto fortunato nella scelte dei propri collaboratori. Neanche chiusa la vicenda fidanzata, si apre quella di Cristiano Battaglini. 

Assunto a ottobre 2017 come «diplomato» per il supporto all’Assessore «per le attività di coordinamento dei canali istituzionali afferenti all’Assessorato», gli viene attribuito uno stipendio da 21mila 783 euro più un «emolumento unico» (una specie di premio aggiuntivo quantificato a discrezione dell’organo politico) di 19.454 euro per un totale lordo annuo di 41.237 euro. A settembre 2019, primo aumento: diventa «referente per la spending review», con stipendio pari alla fascia minima dei dirigenti di 43.928 uro più altri 11.533 di «emolumento unico», totale 55.461 euro e spicci. Ora, Lemmetti ha ottenuto che lo stipendio di Battaglini salga a oltre 90mila: 45.553 di stipendio e 45.102 euro di emolumento unico.

Attacca durissimo il vicepresidente del Consiglio comunale, Francesco Figliomeni (FdI): «Abbiamo presentato una nuova interrogazione e un dettagliato accesso agli atti per chiedere conto della legittimità dei requisiti e titoli indicati che la nuova delibera di giunta attribuisce a Battaglini. Questo rampante diplomato toscano, mentre svolgeva il complesso compito per il suo amico Assessore, è riuscito pure a laurearsi. Attendiamo però di sapere se il titolo di Ingegnere, riportato anche in delibera, è veritiero».
 

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