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Il virus e la scelta più dura: "Dopo dieci anni chiudo la mia agenzia di viaggi"

Senza clienti e aiuti restano le spese. Michele, imprenditore romano: non so cosa farò, mi proporrò come bracciante

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"Se nella Capitale non tornano gli stranieri più del Covid-19 dobbiamo avere paura del ‘Covid-Economico’, il peggior virus mai esistito". A parlare è Michele agente di viaggio di 62 anni che, dal 1980 ha fatto di questo mestiere la sua vita ma che ora si vede in estrema difficoltà a causa della pandemia che ha investito, nessuno escluso, tutti a livello economico. 

“In quella che ora è la mia agenzia di viaggi, la Skylab Travel’ sono entrato prima come dipendente/responsabile e poi nel 2011 l’ho rilevata. A parte i periodi neri post attentato alle Torri Gemelle e la Guerra del Golfo dove le destinazioni erano di fatto limitate, il lavoro è sempre andato a gonfie vele.”

Mentre racconta Michele nella sua voce si avverte forte la passione per questo lavoro e l’attaccamento per questa storica agenzia presente dal 1987 in via della Magliana, 250. “Essere titolare di un’agenzia di viaggi non ti rende ricco ma fino a poco tempo prima della terribile pandemia che ci ha investiti riuscivo a guadagnare dignitosamente pagando puntualmente affitto e bollette. Ma da metà febbraio il mio fatturato è stato pari allo zero. Come tutti gli addetti ai lavori del turismo ho perso anche quanto avevo iniziato a guadagnare con le prenotazioni per Pasqua e l’estate. Tutto infatti è stato annullato sia dai tour operator che, dagli stessi clienti.”

E se il fatturato di Michele ad oggi è a zero non lo è certo l’affitto del locale di 40 metri quadrati dell’agenzia che si attesta a 1.150 euro. Una spesa economica non da poco come ci spiega lui stesso: “All’inizio sono riuscito a pagare ma ora sono  mesi che non pago l’affitto mentre anche tutte le altre utenze continuano ad arrivare. Una spada di Damocle quotidiana che non ti fa dormire fra gli avvisi minacciosi e la consapevolezza che senza aiuti dovrò per forza chiudere la mia attività. “

Michele ad aprile è stato fra i primi a ricevere il bonus di 600 euro ma come per tutti non è assolutamente necessario per mandare avanti non solo l’attività ma anche il proprio vivere quotidiano. 

“Chi sta al Governo credo non si renda davvero conto di come vive la gente normale. La gente come me e tanti altri.  Con il mio commercialista ho provato a chiedere alla  Regione il prestito da 10.000 euro. Trentuno pagine sembrava l’Antico Testamento e, una volta terminato di compilarlo e soprattutto capirlo, abbiamo inviato la richiesta  è beffa mi è tornato indietro perché le richieste da parte dei cittadini erano in soprannumero. A questo punto a malincuore non mi resta che chiudere i battenti. Mi proporrò anche come bracciante nel campi.  E’ un lavoro dignitoso e almeno mi permetterà di andare avanti. A meno che accada un miracolo ma la vedo dura.”

Una sconfitta per Michele se pensiamo che da quando aveva 22 anni che ha iniziato a fare l’agente di viaggio per pura passione facendolo diventare un vero lavoro che, come lui stesso ci ha raccontato, lo faceva vivere in maniera dignitosa.

“Guardi io sono realista non credo nelle favole. Quindi arrivato a questo punto non chiedo niente. Ho voluto dare la mia testimonianza perché nella mia situazione si trovano tantissime persone, in qualsiasi comparto lavorativo e nessuno dico nessuno ci tende la mano. Ancora peggio le banche. Quelle stesse banche che se ti vedono nel precipizio restano a guardare finchè non cadi definitivamente. Negli altri Paesi non è così il lavoratore viene sostenuto, apprezzato. Qui in Italia invece l’aiuto ti arriva solo da te stesso e se non ce la fai perdi tutto.”

Una sconfitta amara per Michele e per chi, come lui, ha speso una vita intera per la sua attività vedendosela poi di colpo sfumare. Il settore del turismo infatti è tra più colpiti in assoluto dalle conseguenze della crisi derivante dalla pandemia mondiale da Covid-19. 

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