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l'omicidio della caffarella

Luca Sacchi soggiogato dalla fidanzata Anastasiya

Parla Nicholas, l'amico di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso lo scorso 23 ottobre alla Caffarella: "Si faceva trascinare"

Luca Sacchi soggiogato dalla fidanzata Anastasiya

«Luca si faceva trascinare senza valutarne le conseguenze (…) non si sarebbe trovato mai in quella situazione che l’ha portato alla morte». Così Nicholas Di Nicola descrive il suo migliore amico, il giovane personal trainer che lo scorso 23 ottobre è stato ucciso a margine di un affare di droga. Ma per lui, Luca Sacchi è sempre stato l’amico vero con cui «essere realmente semplici, senza artifici», quello con cui parlare al telefono per ore suscitando la «gelosia di Anastasiya».

Per il miglior amico del ventiquattenne ucciso a pochi metri dal pub John Cabot, alle spalle del Parco della Caffarella, Luca è stato trascinato in un mondo distante da lui. Il ragazzo lo ha raccontato agli inquirenti lo scorso 20 dicembre, quando è stato convocato come persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta conclusa due giorni fa nei confronti di sei persone: Valerio Del Grosso, Paolo Pirino, Marcello e Armando De Propris, Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi. I primi quattro sono accusati a vario titolo di reati connessi alla morte del ragazzo: omicidio, spaccio, porto illegale di armi e rapina. Gli ultimi due indagati invece dovranno difendersi solo dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio: con 70 mila euro hanno cercato di comprare 15 chili, ma la compravendita è sfociata in una rapina che ha portato alla morte un ragazzo che nulla aveva a che fare con la droga. Per questo il pm Nadia Plastina ha convocato l’amico storico di Luca. Per capire i rapporti tra Luca, la sua fidanzata e l’amico Giovanni.

«Anastasiya aveva una forte influenza su Luca e anche Giovanni», spiega quindi il ragazzo. «Faccio un esempio – continua - benché avessi cenato con Luca a base di carne, Luca per accondiscendere alle volontà di Anastasiya e Giovanni, che avevano abitudini vegane, faceva mostra sui social network di aderire al vegano». E quando «ad Anastasiya era venuta la fissa degli animali», Luca «era diventato amante dei cani», ma «io sapevo che Luca non era San Francesco d’Assisi», prosegue il testimone.
Luca Sacchi stava attraversando un momento difficile. Da un lato Princi e Anastasiya, dall’altro gli amici storici e la famiglia. I primi stavano avendo la meglio sui secondi. La baby sitter aveva messo il fidanzato davanti un bivio: «scegli o me o lei», diceva riferendosi a «mammina». E «quando Giovanni ha iniziato a frequentare assiduamente Luca, io ho deciso di allontanarmi», rivela l’amico sottolineando che «Giovanni è un soggetto strano che parlava di cose assurde utilizzando un tono molto serio. È ineducato».

Quel ragazzo che aveva trascinato il suo amico non lo aveva mai convinto: «Non aveva mai soldi benché la madre fosse insegnante e il padre un dentista e notavamo il contrasto tra il fatto che aveva pochi euro, in una specie di sacchettina, e gli elevati costi affrontati per la passione delle moto. Princi aveva due moto per la pista molto costose». «Avevo intuito che Luca e Anastasiya frequentassero costantemente Giovanni Princi e Clementina, ma Luca non me ne parlava perché sapeva quale era il mio giudizio su Giovanni e Clementina. Per me Luca non si sarebbe trovato mai in quella situazione che l’ha portato alla morte», dice ancora Nicholas. Ricorda anche un particolare accaduto dopo l’omicidio, al telefono con la fidanzata dell’amico defunto: «Abbiamo commentato la morte di Luca, anche piangendo. In verità, al contrario di Anastasiya, io piangevo al punto da non riuscire nemmeno a parlare». E durante una seconda telefonata la ragazza avrebbe fatto riferimento alla droga, sminuendo tuttavia la faccenda: «Ha detto che prima dell’omicidio, quella sera, due ragazzi gli avevano offerto della “roba o erba”, non ricordo con precisione, che loro avevano rifiutato». Una goccia di verità sommersa da un mare di bugie.

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