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Un silenzio lungo diciassette giorni. Perché nessuno parla?

La verità quando indagati e testi smetteranno di tacere

Un silenzio lungo diciassette giorni. Perché nessuno parla?

Trascorsi 17 giorni dall’omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso a pochi metri dal pub John Cabot di via Tommaso Mommsen, gli inquirenti lavorano senza sosta per chiarire i numerosi punti oscuri della vicenda. Perché anche se Valerio Del Grosso e Paolo Pirino sono stati arrestati dopo neanche 48 ore dal delitto, occorre ancora capire come Luca, un ragazzo sportivo che non assumeva droghe, si sia trovato al centro di una compravendita di «erba» finita in tragedia. Quello che è certo è che la versione fornita dall’altra vittima di questa storia, Anastasiya Kylemnyk, non è ritenuta credibile dai pm. Due sconosciuti, secondo la babysitter di origini ucraine, il 23 ottobre scorso le hanno rubato la borsa colpendola con una mazza. Luca ha reagito e uno dei due aggressori ha sparato uccidendolo. Dentro quello zainetto, secondo quanto riferito dalla ragazza, c’erano poche decine di euro. Ha anche detto di essere andata fuori dal pub perché Luca doveva controllare il fratello minore che guardava una partita di calcio all’interno del locale.
Chi indaga però non ha mai creduto a questa narrazione, bollando come «anomala» la rapina che la ragazza di Luca Sacchi dice di aver subito. Del resto nel referto medico rilasciato ad Anastasiya non emergono segni compatibili con i colpi di mazza che ha raccontato di aver ricevuto.
Ma soprattutto le sue parole sono state smentite da quanto affermato da due amici di Valerio Del Grosso, ritenuti più attendibili dal gip. I due ragazzi hanno detto che quel mercoledì sera gli indagati «avrebbero dovuto consegnare dello stupefacente a un gruppo di amici della vittima». E hanno aggiunto di essere stati pagati da Del Grosso per verificare se gli acquirenti avessero il denaro necessario. Dentro la borsa, secondo i testimoni, non c’erano poche decine di euro, ma «soldi divisi in due mazzette da 20 e da 50 euro». Impossibile quantificare l’importo esatto, ma i pm ritengono sia tratti di una somma consistente, tanto da spingere i due arrestati a rapinare quelli che dovevano essere i loro «clienti».
Che fine abbia fatto il bottino è un altro mistero. Valerio Del Grosso, dopo essere stato fermato, ha permesso agli inquirenti di ritrovare alcuni oggetti rilevanti per le indagini. Ma non ha detto che fine hanno fatto i soldi. Così come non ha dato indicazioni su dove sia finito il revolver calibro 38 con cui ha ucciso Luca. Il sospetto è che stia proteggendo qualcuno. Anche per questo motivo, forse, del cellulare del ragazzo non c’è traccia.

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