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Cinque stelle cadenti

Non bastava la Raggi, ci si mette pure l’effetto governo: M5S ko. Persi i due Municipi romani, flop nel Lazio. E a Pomezia si rischia un altro Pizzarotti

Cinque stelle cadenti

Salvini e Zaia

Fermi tutti. Seconda Repubblica non l’è morta, anche se non se la passa granché bene. È questa la fotografia che giunge dal primo turno di elezioni amministrative di ieri: 761 comuni per circa 7 milioni di italiani chiamati al voto. Il quadro generale sottolinea una sostanziale riproposizione dello schema centrodestra-centrosinistra, con una marginalità del Movimento 5 Stelle, che nelle città più importanti correrà nei ballottaggi di Terni (contro il centrodestra), Imola, Arcireale, Ragusa, Avellino.

Nel Lazio, i pentastellati vanno bene, di fatto, soltanto a Pomezia, dove accedono al secondo turno. Male anche in Liguria, terra di Beppe Grillo.  20 comuni (di cui tre superiori ai 15 mila abitanti), ma nessun sindaco né accesso al secondo turno. Luigi Di Maio prova a scacciare la mosca di un esito negativo (“rispetto al 2013 abbiamo la possibilità di triplicare i nostri sindaci”), tuttavia la cesura tra la dimensione nazionale e quella locale del Movimento è evidente. Soprattutto a Roma, dove nei Municipi dove si è votato, il III e l’VIII, i grillini spariscono, di fatto, dal primo piano. Nel terzo Giovanni Caudo, ex assessore giunta Marino, centrosinistra ottiene il 41,52% e dunque sfiderà fra due domeniche Francesco Maria Bova, centrodestra, che totalizza 34%.

Nell’VIII giochi chiusi con Amedeo Ciaccheri, centrosinistra, vincente al primo turno (54%) con Simone Foglio del Centrodestra secondo classificato (25,3%). Se il M5S mastica amaro, sorride senz’altro la Lega, a capo della coalizione di centrodestra che, laddove unita, vince o conquista ballottaggi. Va bene al primo turno a Vicenza, con i candidati del Carroccio Vincenzo Rucco e Mario Conte. A Catania Salvo Pogliese, eurodeputato di Forza Italia, sbaraglia il centrosinistra di Enzo Bianco. In genere, la coalizione dei moderati accede al secondo turno con il centrosinistra anche a Sondrio, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Siracusa.

Il Pd continua nel suo momento di grigiore e, a parte il dato di Roma, la tenuta di Del Bono a Brescia e la partecipazione alla coalizione vincente a Trapani con Tranchida, ha ben poco da festeggiare. Va male, ad esempio, a Viterbo, dove il candidato espressione di Forza Italia Giovanni Arena, alla guida della coalizione unita, accede al primo turno con oltre il 40%, davanti alla candidata civica Chiara Frontini, 17,2% e la candidata del Pd Ciambella arriva addirittura quarta.

Tra le pieghe della tornata amministrativa c’è anche qualche punta particolare, di protagonisti che tornano o personaggi di rilievo nazionale che scelgono la fascia tricolore. Così ad Avellino l’accesso del centrosinistra al ballottaggio è senz’altro figlio (anche) dell’abbraccio tra Ciriaco De Mita e Nicola Mancino, totem della Dc che fu. A Imperia va a segno Claudio Scajola. L’ex ministro e coordinatore di Forza Italia si era candidato a Sindaco senza ottenere l’appoggio del centrodestra, che sfiderà proprio al ballottaggio. Infine a Sutri (dove non c’è ballottaggio) trionfa Vittorio Sgarbi a capo di una lista trasversale. 

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