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Caso nomine, la strategia della Raggi: "Chiedo il giudizio immediato"

Caso nomine, la strategia della Raggi: "Chiedo il giudizio immediato"

Virginia Raggi ha chiesto di andare direttamente a processo senza prima passare per l’udienza preliminare. I difensori della sindaca di Roma, imputata per falso, hanno depositato in cancelleria la richiesta di giudizio immediato voluto dalla loro assistita. Una decisione che sottrae Raggi dal vaglio del gup, davanti al quale sarebbe dovuta comparire il prossimo 9 gennaio. In quella sede, il magistrato avrebbe dovuto decidere se rinviare a giudizio Raggi, coinvolta nell’inchiesta sulla nomina di Renato Marra a capo del dipartimento turismo del Campidoglio, o proscioglierla dalle accuse che le sono state rivolte dal sostituto procuratore Francesco Dall’Olio. La scelta del rito è stata comunicata dalla stessa imputata attraverso la propria pagina Facebook. 

“Ho chiesto al Tribunale di Roma il giudizio immediato nel procedimento aperto nei miei confronti dalla procura capitolina – ha scritto il sindaco – Desidero che sia accertata quanto prima la verità giuridica dei fatti”.

Raggi, che nel medesimo post si è detta “certa” della propria innocenza, non ha comunque necessariamente contribuito ad accorciare i tempi della sentenza. La via più rapida per giungere a una conclusione della vicenda sarebbe stata quella del giudizio abbreviato, rito al quale l’imputata non ha chiesto di accedere. Nei prossimi giorni, il magistrato potrebbe fissare la data di avvio del processo, e dì lì in poi prenderebbe il via il dibattimento che si protrarrà per diverse udienze.

Stando a quanto emerso dalle indagini, il sindaco avrebbe mentito all’autorità Anticorruzione del Campidoglio in merito alla nomina di Renato Marra – fratello di Raffaele, già a giudizio in un altro procedimento – a capo del Dipartimento Turismo del Comune.

In quella circostanza Raggi avrebbe affermato che il ruolo di Raffaele rispetto all’iter di nomina del fratello era stato “di mera e pedissequa esecuzione” delle determinazioni da lei assunte, “senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazioni e decisionali”. In altre parole, sempre secondo Raggi, Raffaele Marra, si sarebbe “limitato a compiti di mero carattere compilativo. Una versione che, secondo gli inquirenti, contrasterebbe con quanto emerso dalle chat finite agli atti.

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