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Atac senza benzina, pignorati 77 milioni

«Congelati» i conti per il contenzioso con Roma Tpl. È l’ultima grana. L’azienda senza soldi per comprare il carburante e pagare gli stipendi

Atac senza benzina, pignorati 77 milioni

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Una nuova, ennesima, grana economica per Atac. Che continua a pagare gli errori del passato (remoto) e forse qualche mancanza più recente. Nei giorni scorsi, infatti, è stato notificato alla municipalizzata dei trasporti un atto di pignoramento per 77 milioni di euro, relativamente a un vecchio contenzioso con Roma Tpl, il Consorzio che gestisce in appalto le linee periferiche di superficie. Con questo provvedimento i conti correnti dell’azienda sono congelati, in attesa dell’udienza il 25 novembre: una situazione molto grave, che non permetterebbe allo stato attuale di pagare i fornitori, acquistare carburante e mette a rischio il pagamento degli stipendi. Anche se ieri sera il Campidoglio si è affrettato a comunicare che «garantirà le risorse necessarie ad Atac per scongiurare il blocco dell’operatività».

Tutto nasce da un lodo arbitrale richiesto dalla Tevere Tpl (vecchio nome di Roma Tpl) sul bando da 400 milioni per gli anni 2005-2008, poi prorogato fino a tutto il 2009. Il 23 novembre di quell’anno il collegio composto da tre arbitri (gli avvocati Stefano Vinti (privati) e Federico Tedeschini (Comune) e il presidente Vincenzo Nunziata, all’epoca capo di gabinetto del ministro Gelmini) dà ragione a Tevere Tpl: 31,7 milioni per l’adeguamento dei prezzi del bando, altri 85 per la proroga del 2009. L’Atac, guidata all’epoca dall’ad Massimo Tabacchiera, fa ricorso, ma il Comune, con l’allora assessore Sergio Marchi, decide di transare, offrendo 65 milioni. Mandato via Marchi, il nuovo assessore Antonello Aurigemma decide di sospendere il pagamento e chiede un parere all’Avvocatura del Campidoglio, che disconosce il lodo arbitrale. E così il contenzioso sale fino a quota 96 milioni. L’amministrazione cambia ancora ed a gennaio 2014 arriva la sentenza di condanna della Corte d’Appello, che parla di «negligenza nella stima da pagare»: il lodo non andava dichiarato inammissibile, ma contestato nel merito, cosa che Atac e Campidoglio non hanno mai fatto.

E ora cosa succederà? Ci sono due strade aperte. La prima è, ovviamente, l’opposizione giuridica. «Atac – si legge nella nota del Campidoglio emanata ieri sera, dopo che la notizia era iniziata a circolare - resiste in giudizio in quanto il lodo arbitrale è stato pronunciato nel 2009 da arbitri che ritiene privi di potere e non legittimati a giudicare la controversia». Esiste però anche una trattativa politica in corso, un tavolo a tre fra Roma Capitale (assessore Improta), Atac e Roma Tpl per capire come «scongelare» i conti: in ballo il nuovo contratto di servizio per le linee periferiche (diminuito di 10 milioni di euro) e qualche «segnale», come la gestione delle navette Centocelle-Termini in funzione con l’apertura della linea C della metropolitana.

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