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Bar, pub e ristoranti. Spunta l'affare d'oro delle sospensive del Tar

Roma, centro storico

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Spunta lo scandalo della presunta compravendita di sospensive del Tar.L'«affaire» sarebbe legato alle licenze commerciali. Potrebbero essere 130 gli esercizi avviati in centro storico tra il 2006 e il 2010 nonostante il «no» degli uffici municipali. Bar e ristoranti privi di licenze di somministrazione. I pubblici ministeri Laura Condemi e Ilaria Calò, coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Caperna, vorrebbero vederci chiaro pure su quest'ultimo aspetto della vicenda «licenze», che sarebbe emerso nel faccia a faccia in Procura, mercoledì, tra gli inquirenti e il presidente del Primo Municipio Orlando Corsetti. Centotrenta sarebbero, dunque, le richieste di attivazione di licenze di somministrazione giunte agli uffici municipali nell'intervallo di tempo compreso tra l'agosto del 2006 e il marzo 2010, richieste respinte dagli uffici. Causa dei dinieghi i quattro anni di ritardo del Campidoglio nell'adeguare le norme sul commercio, come richiesto dalla Regione, dopo l'entrata in vigore del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, attuativo dall'estate del 2006. La delibera 35 del Campidoglio che regola la somministrazione arrivò infatti solo nel 2010. Un buco amministrativo di 4 anni durante il quale ha continuato a far fede la precedente normativa, del 2006, che negava la possibilità di rilasciare in centro storico nuove licenze di somministrazione. Nonostante ciò un folto gruppo di commercianti ci ha provato lo stesso e ha impugnato i dinieghi del Municipio con una valanga di ricorsi al Tribunale amministrativo del Lazio, che dal 2009 ha accolto le richieste emanando sospensive e, in alcuni casi sentenze, a loro favore. Semplici richieste di permessi per l'attività di ristorazione si sono dunque trasformate in vere e proprie licenze, mai autorizzate dagli uffici competenti che non potevano rilasciarle. È in questo papocchio burocratico che avrebbe preso forma un mercato parallelo di permessi per la somministrazione di bevande ed alimenti, che avrebbe portato, in quei 4 anni, ad una serie di richieste di volture agli uffici municipali e poi alla conseguente apertura di nuovi bar e ristoranti. Volture, che in assenza delle licenze, il Municipio non avrebbe rilasciato o non avrebbe potuto rilasciare. Una situazione su cui già a gennaio del 2009 i consiglieri municipali Nathalie Naim (Verdi) e Irene Scarpati (Pd), avevano lanciato un sos al Campidoglio per accelerare l'approvazione di un nuovo regolamento, arrivato solo nel 2010. Una questione tornata nei giorni scorsi a far discutere proprio negli uffici di via delle Greca, sede del Consiglio del municipio Centro storico. Il direttore dell'ufficio Commercio del Primo Municipio, Paolo Sassi, infatti, nel corso di una seduta della commissione Commercio, avrebbe espresso perplessità circa l'attività di somministrazione svolta in almeno tre casi, accertati da un'apposita indagine interna, senza che i titolari avessero i permessi. Si tratta di un locale in via del Pellegrino, nei pressi di Campo de' Fiori, un altro in via del Teatro Pace, e il terzo in via delle Muratte, a due passi da Fontana di Trevi. Casi venuti alla luce quando i sedicenti titolari hanno inoltrato al Municipio le richiesta di volture, che presuppongono una compravendita. Ma cosa hanno acquistato? Possibile che queste persone abbiano sborsato quattrini per una sospensiva del Tar? E quanto avrebbero pagato? Ma soprattutto, da chi l'avrebbero comprata? Tutti interrogativi su cui gli inquirenti e gli investigatori stanno cercando di fare piena luce e che ingarbuglia il già complesso filone «licenze» sui cui sta indagando la Finanza. Gli uomini delle Fiamme gialle si stanno già occupando delle licenze a punti e del mercato nero di quelle «latenti» in cui sarebbe incappato il ristoratore siciliano «anti-mafia» Vincenzo Conticello, al quale sarebbero stati chiesti circa 150mila euro, parte con pagamento in nero. Fatto, questo, reso noto agli investigatori dal minisindaco Corsetti con cui si era confidato Conticello. Sono tre, dunque, i rami dell'«altra inchiesta», parallela a quella più nota sulle presunte mazzette che sarebbero state pagate a 5 vigili urbani del Primo gruppo (indagati). Inchiesta, va ricordato, nata dalle denunce dei Bernabei.

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