Un anno nell'oasi dei papà separati
Antonio non ce la faceva più. Tolti gli alimenti per i figli, gli restavano 400 euro al mese. Troppo poco per affittare un appartamento. Allora ha deciso di andare alla Caritas e per sessanta giorni ha dormito e cenato in via Marsala, tra barboni con i pidocchi, alcolizzati che vomitavano a letto e immigrati morti di fame. Carlo, invece, guadagna bene. È maresciallo dei carabinieri, esperto di sicurezza informatica. Il 27 si mette in tasca circa 16 biglietti da cento euro. Ma tra alimenti, mutuo della casa dove ora vive l'ex moglie e «varie», il suo reddito è pari a zero. O addirittura meno. I loro diritti sono sospesi. Le loro esistenze violate, la loro dignità offesa. La loro paternità, garantita sulla carta, è annullata dalla triste quotidianità dei fatti. Alle spalle hanno le macerie del matrimonio. Del futuro manco a parlarne, mentre l'oggi è solo dolore, rabbia, fatica, solitudine. Ma quello che gli mancava di più era una casa. Una grotta affettiva dove rifugiarsi e stare con i loro bambini. Uno spazio vitale per ricostruire giorno dopo giorno le loro vite fatte a pezzi dalla separazione. L'hanno trovata a Casal Monastero, sulla Nomentana. È la «Casa dei papà» in via Torre di Pratolungo, 20 mini-appartamenti nell'omonimo residence pagati con un loro contributo di 200 euro al mese e un finanziamento annuale di 350mila del Campidoglio. «Inaugurata il 17 dicembre 2009, è andata a pieno regime a giugno», spiega Ilaria Perulli, volontaria della Coop Un Sorriso, che gestisce l'esperimento del Comune. Ilaria, che fa un po' anche da balia a questi padri disorientati e spesso depressi per il distacco dai figli, spiega che già «tre di loro sono "fuoriusciti" prima del tempo concesso». Fortunati. La permanenza, infatti, non può superare, salvo eccezioni, i 12 mesi e chi riesce a trovare un'altra soluzione prima è un «privilegiato». Gli appartamentini hanno angolo cottura, salottino con tv, bagno con lavatrice e nel residence c'è pure un'area per le attività ludiche dei piccoli. Questi uomini non sono nati poveri. Lo sono diventati dopo essersi separati. Molti avevano, e hanno, un salario dignitoso. Ma le spese, in precedenza relative a un solo nucleo familiare, ora sono raddoppiate e adesso faticano perfino a sopravvivere. Figuriamoci affittare una casa, con i prezzi proibitivi della Capitale. Carlo, per esempio, ha 35 anni. È un maresciallo dei carabinieri, guadagna 1600 euro e ha un bimbo di tre anni e mezzo. Aveva comprato casa a Bracciano. Con un mutuo di 650-700 euro, a cui ne vanno aggiunti 200 di prestito per i lavori di ristrutturazione e 600 di alimenti. Se aggiungiamo il contributo di 200 per la «Casa», arriviamo a meno 50. «Infatti sono in arretrato di due mesi con i pagamenti al residence - racconta - Ho chiesto alla banca di sospendere il mutuo per un anno, ma non c'è stato verso. All'inizio sono passato da un divano di un amico all'altro. E non sapevo dove tenere mio figlio. Poi a marzo sono entrato qui e la mia vita è cambiata». Gli fa eco Roberto, 42 anni e un figlio di 11. «Piangeva ogni volta che lo riaccompagnavo a casa dalla madre - dice - Ora va molto meglio. Qui può stare con me, giocare con gli altri bambini. E si è fatto un sacco di amici». Il suo omonimo coinquilino è milanese, ha un anno più di lui e fa il rappresentante di commercio. «Guadagno 1200 euro circa - riferisce - Ma, sottraendone 500 di alimenti per i due figli, me ne restano 700. Dopo essermi separato, nel 2009, e aver lasciato la casa coniugale stavo 15 giorni a Milano dai miei e 15 in una Casa per Ferie di un istituo religioso, dove pagavo 20 euro al giorno. Non potevo, quindi, permettermi una permanenza più lunga e poi non potevo stare lì con i bambini. Non avere un soldo da spendere per loro era umiliante. Ogni volta che mi chiedevano di portarli da qualche parte, anche da McDonald's, dovevo inventarmi una scusa. A causa del distacco dai figli - continua - ho dovuto ricorrere al sostegno psicologico. Ho pensato anche al suicidio: quando hai problemi economici ti viene voglia di farla finita. Ora loro sono più sereni e vederli così fa bene anche a me». Antonio, 36 anni, un maschio e una femmina, aveva un reddito di 700 euro. Ora è stato «arruolato» da Un Sorriso e assiste gli anziani. Uscito da casa, non sapeva dove andare ed è finito alla Caritas: «Per due mesi o cenato e dormito lì. Un inferno», racconta. Nella casa c'è un altro Antonio. Ha 40 anni. Anche lui fa il maresciallo. Nella Guardia di Finanza, però. Ha due figlie. Busta paga: 1700 euro. Facendo anche in questo caso i conti del salumiere, ad Antonio a fine mese di euro nel portafogli ne restano 500. «Stavo a Palermo, dove il tenore di vita e più basso e così ce la facevo ma, trasferito a Roma, le cose sono peggiorate - spiega - Dormivo in caserma con un collega e non potevo certo portarci le figlie. Volevo partecipare alla loro crescita, alla loro educazione, ma non ce la facevo. E loro ne subivano le conseguenze. Come potevo trasmettere serenità in una situazione del genere? Ora si sono tranquillizzate. Dopo il residence cercherò una casetta in affitto, ne ho individuata una a Guidonia. Sarà dura. Però nella Casa dei papà mi sono ripreso. È stato un anno benedetto!».
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