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Un orto in Campidoglio come alla Casa Bianca

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Dopole leggendarie oche il Campidoglio avrà un orto urbano. Anzi sul Colle della città eterna saranno due. «Ci siamo impegnati con Slow Food a farli a settembre. Uno vero e proprio nei giardini e uno simbolico, in una zona di grande significato». Non si sa se sarà la moglie del sindaco Alemanno, Isabella Rauti a prendersene cura, sull'esempio di Michelle Obama alla Casa Bianca, perché ha puntualizzato il consorte «non gliel'ho ancora proposto ma potrebbe essere un'idea». Informata dell'iniziativa arriva a stretto giro la risposta: «Sono assolutamente entusiasta - dice la moglie Isabella -. Da tempo operiamo e sosteniano Slow Food condividendone la filosofia e le prassi. Quindi, per quello che sarà possibile, cercherò di dare il mio contributo in difesa dei prodotti agricoli e della loro genuinità». L'annuncio della creazione dell'orto in Campidoglio è stato fatto nel corso dell'inaugurazione del primo Parco degli orti urbani in via della Consolata, zona Pisana, nel XVI Municipio. Costituito da 22 orti su circa 18mila metri quadrati il primo parco per "cittadini-contadini" è stato realizzato con un finanziamento di 300mila euro su un'area comunale. Il Parco degli orti verrà coltivato dagli anziani della zona che ne cureranno la manutenzione e l'apertura al pubblico. Tra l'altro uno degli appezzamenti sarà riservato ai bambini. Ma non è che il primo passo. Il sindaco, già ministro dell'Agricoltura, vuole orti urbani in tutta la città «dalla periferia al centro, in ogni Municipio e anche nelle scuole perché è importante che i bambini recuperino il contatto con la terra». Alcune di queste realtà già esistono, come l'orto della Sapienza, del Bioparco, le fattorie didattiche dell'Agro Romano ma sono iniziative individuali, come gli orti pensili realizzati sui terrazzi di tante abitazioni private. Ad esempio quello dell'attrice Daniela Poggi che coltiva l'uva, della regista Cinzia Th. Torrini che raccoglie sul balcone peperoncini e melanzane o le zucche della consigliera comunale Monica Cirinnà. Una passione che accomuna migliaia di romani che sui balconi curano piantine di basilico, rosmarino, salvia, peperoncini. Ben altra faccenda è invece recuperare quelle aree inutilizzabili e destinarle a quest'uso sociale, culturale e antidegrado. «Questo Parco è l'esempio di come sta diventando una sfida il recupero dell'antica tradizione degli orti a Roma che ci proietta anche nel futuro», ha detto Alemanno. Nati come orti destinati ai reduci di guerra, questi spazi cittadini, appoggiati a volte alle Mura o ai monumenti contribuirono alla sussistenza alimentare. Poi con lo sviluppo urbanistico, la nascita di nuovi quartieri e il boom economico furono abbandonati. Considerati roba per vecchi pensionati per gli orti urbani iniziò un inarrestabile declino fino alla rinascita quando, grazie alla riscoperta del cibo naturale, biologico e del territorio, il loro numero ha ripreso quota dando vita a una sorta di filiera fatta in casa. A Roma secondo alcuni dati elaborati dal Campidoglio sono stati censiti 67 siti utilizzati come orti urbani per un totale di 2500 su una superficie di 90 ettari. Ma per sapere da dove cominciare il X Dipartimento ha chiesto alla Società Geografica Italiana uno studio per valutare le aree verdi da riqualificare in orti urbani. L'apertura ufficiale del primo Parco degli orti urbani è stata come una festa, sentita e informale, con gli anziani coinvolti nel progetto e i giovani ai quali tramandare i saperi. Nutrita la delegazione che ha accompagnato il sindaco: l'assessore all'Ambiente Fabio De Lillo che ha precisato «l'orto verrà coltivato solo a fini familiari e biologici», il presidente del XVI Municipio Fabio Bellini e il presidente della commissione Ambiente Andrea De Priamo. Zucchine, peperoni e insalata sono stati raccolti e presentati al primo cittadino in una simbolica condivisione di un progetto dove l'amore per la terra non potrà che dare buoni frutti.

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