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Raptus, ferisce nove persone "Taciturno e facile alla collera"

Gabriele Mancini, l'ingegnere 41enne che in preda ad un raptus ha ferito nove persone

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Gabriele Mancini, ingegnere, 41 anni, abita in una palazzina in via Gaspara Stampa, nell'elegante quartiere Talenti, sulla Nomentana. Strano, schivo e riservato, così residenti e commercianti lo definiscono, almeno quelli che riescono a ricordarlo. L'uomo infatti sembra essere passato quasi inosservato, quasi invisibile, proprio per questa attitudine a non dare confidenza. Aveva già avuto problemi di carattere psichico tanto che, come riferito da Domenico De Bartolomeo, comandante della scuola di formazione di base dei vigili del fuoco, lo scorso maggio l'ingegnere era stato sottoposto a una visita specialistica psichiatrica risultando comunque idoneo al servizio. Mancini era figlio di un vigile del fuoco. Tre anni fa, dopo il servizio a Sondrio, era stato trasferito a Roma nell'area formazione. Aveva partecipato anche a un'operazione a L'Aquila dopo il terremoto, con compiti che riguardavano prettamente rilevamenti tecnici. Nel suo quartiere c'è chi lo rammenta a bordo della sua Ford Focus, o su una moto, chi lo ha visto passare silenzioso a piedi o in compagnia della madre a fare la spesa. «Una volta cadde proprio con la moto e si fece male a un piede - racconta una commerciante - Andai subito al bar, qui sotto casa sua, per prendere un po' di ghiaccio. Glielo misi sulla caviglia ma lui non pensava al dolore si faceva i conti su quanto avrebbe dovuto spendere per riparare la moto: "Quel pezzo mi costerà 100 euro, quell'altro 50 e dietro il ricambio circa 200"». Silenzioso e discreto ma facile alla collera e a reazioni eccessive, «forse dovute a grande stress» dice un commerciante di generi alimentari. Dall'appartamento, rumori di porte sbattute, recriminazioni urlate, come per un piccolo tavolino lasciato a bordo strada dai gestori di un ristorante per evitare che le auto parcheggiassero davanti l'ingresso esterno bloccandolo: «Piantò una grana con toni eccessivi», ricordano. L'appartamento di Mancini è al secondo piano, sul campanello anche il nome della madre. Tutti non riescono a capacitarsi come, anche se con problemi nel relazionarsi, possa essere diventato una macchina per uccidere. Ieri sera, mentre veniva caricato su un'auto dei carabinieri davanti alla stazione Appio Tuscolano, Gabriele ha urlato «Berlusconi ha bloccato tutto!».

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