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Caffarella, il «biondino» resta in carcere

Racz e Loyos

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. Non è responsabile dello stupro del 14 febbraio alla Caffarella ma ha assistito e ha saputo i dettagli del fatto dal diretto responsabile. E poi, dicendo di aver subito le minacce della polizia romena durante l'interrogatorio che si è concluso con la sua confessione (poi ritrattata) e l'accusa del suo connazionale Karol Racz, ha calunniato la polizia romena ma non l'amico, «il pugile». Con queste motivazioni ieri il gip del Tribunale Filippo Steidl ha convalidato il fermo del «biondino». «Il quadro - è scritto nelle 4 pagine di ordinanza - non presenta la necessaria chiarezza non potendosi escludere la loro partecipazione al fatto con diverso ruolo rispetto a quello descritto che consentirebbe di spiegare l'approfondita conoscenza mostrata in ordine alla dinamica del fatto». Inoltre, «l'ipotesi che l'indagato sia stato indotto con violenze e pressioni psicologiche a seguire un copione già preparato, risulta smentita». Amareggiato il difensore di Loyos, l'avvocato Giancarlo Di Rosa che impugnerà la decisione del Gip. «Il provvedimento del giudice - dice - esclude i gravi indizi per tutti i nuovi reati contestati eccetto che per la calunnia alla polizia romena. Accusa che, peraltro, non contemplava l'emissione del fermo. Ritengo che anche tale accusa sia infondata e strumentale». Rischia di tornare in carcere il ragazzo accusato dello stupro di Capodanno, Davide Franceschini, 22 anni. In una circolare ai pubblici ministeri, il procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, ha ricordato che alla luce del decreto antistupri varato un paio di settimane fa gli indagati per questi reati devono essere sottoposti a misure cautelari.   (Ha collaborato Valeria Costantini)

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