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Von der Leyen: "I Balcani nell'Unione europea ma senza accelerare troppo"

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Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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Il futuro dell'Europa passa da qui. Da Tivat, dal Montenegro. Dai Balcani occidentali. Ma non si ferma qui: guarda all'Ucraina e all'impegno per riportare la pace nel Continente. E c'è fretta di farlo. Di allargare l'Unione per essere più forte e più stabile. Di abbracciare gli amici dei Balcani per strapparli alla morsa e alle tentazioni dei nemici, di Russia e Cina. E di tornare a parlare, anche con il nemico numero uno, il presidente russo Vladimir Putin. I leader sono cautamente ottimisti dal summit Ue-Balcani occidentali che si è tenuto a Tivat, la località turistica nel cuore delle Bocche di Cattaro. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non è arrivata. Gli impegni alla cerimonia annuale dei carabinieri l'hanno trattenuta più del previsto a Reggio Calabria, hanno riferito fonti di governo. Così ha avvisato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatovic e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, esprimendo il proprio "rammarico per l'impossibilità di raggiungere in tempo la riunione". A Tivat l'ottimismo dei leader europei si scontra con il realismo della lentezza dell'Unione europea e con la rigidità dei suoi processi.

Tutti vogliono accelerare. Francia e Germania chiedono di introdurre delle formule di accompagnamento dei Paesi in via di adesione, in un approccio graduale. Il presidente del Consiglio Costa promette che "si lavorerà a soluzioni per rendere i meccanismi più fluidi". La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen li riporta con i piedi per terra. "Abbiamo dei processi di merito che tutti seguiamo". Ma per non rovinare l'entusiasmo anche lei promette impegno per un'accelerazione. Il Montenegro punta a diventare il 28esimo Stato dell'Unione nel 2028. Edi Rama, premier dell'Albania, secondo Paese in coda alla porta d'ingresso dell'Unione non si illude: "Tre cose non si possono prevedere: Dio, il sesso e l'Ue".

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