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Orban riconosce la débacle: "Si è chiusa un'era, ora rifondare la destra"

Ansa
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BRUXELLES - "Si è chiusa un'era, anche sul piano emotivo, e questo si riflette nei numeri. In politica non contano le intenzioni, ma i risultati. E questa volta il risultato ha segnato la fine di un'epoca. È una sconfitta chiara". Viktor Orban ha rotto il silenzio dopo la débacle contro Peter Magyar, riconoscendo la portata storica del voto di domenica e la necessità di un "rinnovamento completo" della destra.

In un'intervista alla giornalista Noemi Nemeti, il premier uscente ha raccontato di aver colto fin da subito il segno della disfatta. "Tutto quello che arrivava era contro di noi, tutta protesta. Ho capito subito che sarebbe andata male", ha ammesso, pur confessando di aver creduto fino all'ultimo nella vittoria. "Persino io pensavo che avremmo vinto, altrimenti avrei condotto la campagna diversamente. Lunedì ho provato soltanto dolore, martedì un senso di vuoto", ha spiegato, descrivendo una "montagna russa emotiva" seguita al voto.

Una sconfitta così netta, ha riconosciuto, non si archivia in pochi giorni. "Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, compreso io. Non sono riuscito a trasmettere il messaggio in modo efficace, probabilmente non ero in forma", ha detto il leader di Fidesz, respingendo tuttavia le accuse di corruzione ed escludendo scissioni all'interno del partito. Ora la linea è la riorganizzazione: "Servono figure nuove", ha affermato, indicando che sarà il congresso di Fidesz, tra dieci giorni, a decidere sulla leadership. Orban è pronto a "guidare" il rinnovamento, ma se si decidesse diversamente, sarebbe felice di diventare "un magazziniere" a servizio della squadra.

Orban ha quindi riconosciuto a Magyar un "messaggio forte" e un "mandato chiaro", ma ha avvertito: Tisza "ha promesso che la situazione sarebbe migliorata, li giudicheremo su questo", ha affermato, invitando il futuro premier a muoversi nel rispetto delle regole e criticando la richiesta di dimissioni del presidente Tamas Sulyok.

Inoltre, nella lunga intervista al programma Patriota su YouTube, il premier sconfitto ha chiamato alla rifondazione. "Non possiamo continuare come abbiamo fatto finora. Serve un rinnovamento completo, non solo in Fidesz ma in tutto il campo nazionale", ha affermato, indicando tra i fallimenti più pesanti il mancato completamento della centrale nucleare Paks 2.

Orban ha invocato un ricambio profondo del gruppo parlamentare, che nella prossima legislatura sarà ridotto a 56 deputati. "Abbiamo eletto i parlamentari per vincere, ora servono rappresentanti diversi", ha affermato. Una parte della dirigenza di Fidesz, tuttavia, non accetta che sia proprio lui a guidare il cambiamento e ne chiede le dimissioni. "Dopo la sconfitta non mi sento più vecchio, ma più giovane. Questo dolore mi ha dato energia", ha rilanciato Orban, rivendicando di "sentirsi a casa" nel partito. "Se mi chiedono di portare la squadra in campo, lo farò", ha aggiunto.

Nei prossimi giorni avvierà un tour nel Paese per incontrare la base e preparare la riorganizzazione del partito. "Non è la prima volta che mi viene affidato questo compito", ha ricordato, evocando il dopo-2002.

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