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Schlein sfida Conte: “Non temo le primarie. Se le facciamo le vinco io e prima si vota meglio è”

Foto: Ansa

Luigi Iacopetti
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Il titolo, a questo punto, è quasi scontato: la gatta, il topo e la Festa dell’Unità, quando l’ospite si insedia a casa. E fa quello che vuole. Come in un cartone animato disegnato da un perfido autore, i due se le stanno dando di santa ragione. Altro che buone maniere, sullo schermo si susseguono graffi, unghie e imboscate vere e proprie. E li chiamavano alleati. Il topo, furbissimo, da settimane sta facendo campagna elettorale dentro il recinto della gatta, proprio intorno alla sua cuccia. Entra, si accomoda, esce, saluta, promette, sorride, insomma il candidato giusto, quello che sa come si fa. E soprattutto conquista applausi. Una bella faccia tosta, per uno che dovrebbe preoccuparsi soltanto di non finire azzannato. Raccoglie un entusiasmo commovente, quasi sospetto: pare che qualcuno dalle cucine della Festa dell’Unità abbia già iniziato a chiamarlo "il padrone di casa". Quasi annichilito dall’esuberanza dell’avversario, nel frattempo la gatta si rifugia nell’angolo, e medita vendetta. Convocati i suoi fedelissimi, prova la carta dell’orgoglio: "Voglio un finale con i fiocchi, portate a Reggio Emilia anche la più sperduta sezione d’Italia". Un repertorio d’antan: il bagno di folla per respingere il concorrente, che questa volta, è letteralmente alle porte del recinto.

 

 

Quando il cartone animato sembra suggerire un finale obbligato (il trionfo del roditore Cinque stelle), subentra la realtà. La storia però non cambia segno. Dopo aver subito in silenzio le scorribande di Giuseppe Conte, Elly Schlein ieri ha risposto. E proprio dentro il fortino assediato: la festa nazionale dell’Unità che ieri a Reggio Emilia ha chiuso i battenti. Anche nel giorno del grande finale, Giuseppe Conte l’ha voluta anticipare. Ospite del Fatto Quotidiano, dalla Versiliana, il leader M5S ha preparato un antipasto particolarmente indigesto sull’Ucraina ("Stop alle armi a Kiev") e su Matteo Renzi ("È una follia dargli centralità"). L’incendio è divampato: la minoranza dem attacca, i parlamentari di Italia Viva sono in allarme. Insomma è ancora lui l’uomo da inseguire. Lo spettacolo all’Arena campovolo della città emiliana, con più di 50 pullman che scaricano i militanti, è pronto per cominciare. "Siamo in 10 mila" gigioneggia il tuttofare, Igor Taruffi.

 

 

La segretaria, doppiopetto blu e camicia celeste, sale sul palco intorno alle 19 e ricade nel solito slogan: "Siamo testardamente unitari". Poi una spruzzata di ottimismo: "L’alleanza c’è e noi siamo il perno imprescindibile dell’alternativa". Il copione è lo stesso dei mesi scorsi: "Ora bisogna accelerare sul programma". La numero uno ribadisce l’incondizionato sostegno a Pedro Sanchez: "Ha dimostrato che il campo progressista sostiene la crescita". Prima stoccata all’amico di via di Campo Marzio: "La coalizione si può e si deve allargare, di certo non restringere". In pratica il via libera al senatore di Firenze. Seconda: "Continuiamo a sostenere l’Ucraina". Non manca un accenno di spacconeria: "Ci faremo trovare pronti al voto, prima è meglio è". Morale della giornata: è cominciata ufficialmente la "guerra" del campo largo, i due capitani sono pronti all’assalto finale. La segretaria Pd con l’elmetto si ripara dalla contraerea pentastellata: "Se faremo le primarie le vinceremo, non ho paura". Come finirà? Spoiler: Giuseppe Conte ha in fresco lo champagne.

 

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