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Elezione del nuovo Csm, toga rossa prenditutto

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Paolo Pandolfini
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Da Milano a Palermo, passando per Roma e poi Napoli. È il "tour giudiziario" che prenderà il via fra pochi mesi a Palazzo Bachelet, appena scadrà a gennaio l’attuale Consiglio superiore della magistratura, l'organo di governo autonomo delle toghe presieduto dal capo dello Stato.
Le tempistiche sono serrate. Il 25 e 26 ottobre i magistrati saranno chiamati a eleggere i venti componenti togati del nuovo Consiglio, mentre i dieci componenti laici saranno scelti successivamente dal Parlamento. Su questi ultimi si concentrerà però un partita destinata ad avere conseguenze molto concrete sul funzionamento della magistratura.
Non è difficile capire perché. Il nuovo Csm, a causa dei raggiunti limiti di età dei diretti interessati, dovrà occuparsi dei capi delle principali Procure italiane e di diversi uffici giudiziari di prima fascia. Di fatto la stagione di nomine più importante degli ultimi decenni, che disegnerà la futura geografia giudiziaria.
Il primo ad andare in pensione sarò Marcello Viola, procuratore di Milano. Sarà poi il turno di Franco Lo Voi a Roma e Nicola Gratteri a Napoli. A seguire Gianni Melillo, capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Quindi i vertici della Cassazione: il primo presidente Pasquale D'Ascola ed il procuratore generale Pietro Gaeta.
I magistrati sembrano averlo capito perfettamente. Le candidature per il rinnovo dei togati sono definite da tempo e mostrano una competizione nella quale sono presenti personalità con una lunga esperienza professionale e associativa. Nel collegio di legittimità, per esempio, c’è Salvatore Casciaro, già segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati. Nel collegio nord dei pm figura Eugenio Albamonte, già presidente dell’Anm e segretario nazionale delle toghe progressiste. Nel collegio sud è candidato invece Giuliano Caputo, anch’egli ex segretario dell’Anm.
Ma lo stesso discorso vale per molti degli altri candidati presenti nelle liste: da Egle Pilla a Cristina Ornano, già dirigenti delle correnti progressiste, da Chiara Gallo — moglie del procuratore aggiunto della Capitale Giuseppe Cascini, in passato ai vertici dell’Anm oltre ad essere stato componente del Csm — ad Alessandra Salvadori, vicesegretaria uscente dell'Anm. Senza dimenticare il giudice Cosimo Ferri, che in passato è stato anche sottosegretario alla Giustizia.
Cosa farà il Parlamento quando dovrà scegliere i dieci laici?
È una domanda tutt’altro che secondaria, perché essi non avranno un ruolo ornamentale, considerata la posta in gioco.
Sarebbe un errore pensare alla componente laica come a una semplice rappresentanza da distribuire tra i partiti. Il Parlamento dovrà certamente tenere conto degli equilibri politici, ma il criterio decisivo dovrebbe essere un altro: scegliere persone capaci di esercitare davvero la funzione per la quale vengono nominate.
Con gli attuali numeri, la trattativa potrebbe partire da una distribuzione di sette componenti alla maggioranza e tre all’opposizione, come è avvenuto per l’attuale Consiglio: quattro a FdI, due alla Lega, uno ciascuno a FI, Italia viva, Pd e M5s. Il punto comunque non è stabilire come dividere le dieci caselle, bensì chi metterci dentro.
Il precedente di Rosanna Natoli dovrebbe essere sufficiente per comprendere quanto sia delicata la scelta. L’avvocata siciliana, eletta in quota Fratelli d’Italia, rimase coinvolta nel 2023 nella vicenda relativa ad un incontro, incauto, con una magistrata sottoposta a procedimento davanti alla Commissione disciplinare di cui faceva parte. La registrazione del colloquio provocò un terremoto e portò prima alla sua sospensione dal Csm e poi alle dimissioni. La vicenda giudiziaria è ancora aperta, ma sul piano istituzionale resta una lezione difficile ignorare: al Csm non ci si può improvvisare.
Chi viene scelto come componente laico deve conoscere il peso della funzione che gli viene affidata, sapere quali sono i confini del proprio ruolo e avere la preparazione necessaria per muoversi in un organismo nel quale ogni decisione può avere conseguenze molto rilevanti.
Deve poi essere in grado di confrontarsi con i togati senza trasformarsi nel loro spettatore.
Non servono laici scelti semplicemente perché appartengono a un partito, né persone mandate al Csm come premio per una carriera politica arrivata al termine. Servono personalità abituate a discutere con interlocutori preparati e, quando necessario, anche a sostenere una posizione diversa da quella prevalente.
Nel Csm la componente politica non deve limitarsi a ratificare le valutazioni dei magistrati. Togati e laici devono concorrere alle decisioni con competenze diverse ma con la stessa autonomia.
Il prossimo Csm, visti i nomi dei togati in campo, rischia di trasformarsi in una sorta di succursale di lusso dell’Anm. Le correnti della magistratura possono legittimamente presentare i propri candidati e competere per i voti dei colleghi, ma il Csm non può essere governato secondo le stesse logiche, ben note, dell’associazionismo giudiziario.
Il problema diventerà particolarmente evidente quando arriveranno sul tavolo, come detto, le grandi nomine. I togati conosceranno carriere, uffici e precedenti dei candidati; molti di loro avranno lavorato insieme a quei magistrati oppure ne conosceranno direttamente il percorso professionale. Il componente laico dovrà essere in grado di leggere autonomamente i fascicoli e di comprendere le ragioni delle diverse candidature, senza affidarsi semplicemente alla spiegazione di chi siede accanto a lui.
Non occorre che siano tutti professori. La Costituzione non chiede questo. Chiede che siano persone in grado di esercitare con indipendenza e autorevolezza una funzione di grande responsabilità. Un avvocato con una lunga esperienza professionale può essere un ottimo consigliere laico. Ma può esserlo soprattutto una personalità proveniente dalle Istituzioni e che in passato abbia anche già svolto il ruolo di componente del Csm.
Non è una richiesta eccessiva, ma il minimo sindacale.
Il caso contrario nessuno è poi autorizzato a lamentarsi se il peso delle decisioni finirà inevitabilmente nelle mani dei togati, con la componente laica, invece di rappresentare un elemento di equilibrio, a recitare la parte della comparsa. Il Parlamento è avvisato.
 

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