Governo, il record di longevità? Stabilità per la libertà. Così il Paese è più forte
Il record? C’è un record nel record. Il suo sale. Ma per sentirlo vanno messe da banda la retorica, la festa, l'esaltazione. Va considerato il carattere del tempo che non ha risparmiato niente né all'Italia né a Giorgia Meloni. La stabilità di governo, i 1413 giorni di lavoro, non è stata ottenuta secondo la democristiana massima di Andreotti "meglio tirare a campare che tirare le cuoia" ma governando eventi e tempi avversi che possiamo evidenziare con tre fatti principali: guerre, conti pubblici disastrosi, opposizione demagogica. La stabilità di governo non è stata un fine ma un mezzo il cui obiettivo, lo si voglia riconoscere o no (ed è chiaro che non verrà riconosciuto mai dal cortile di casa) è sempre stato l'interesse nazionale. Se oggi Giorgia Meloni è riconosciuta sul piano internazionale come un leader politico autorevole è perché ha saputo inserire l'Italia nel concerto euro-atlantico considerando proprio il valore del mondo delle democrazie liberali. Naturalmente, l'opposizione interna parla di "fallimento". Ma non deve stupire e, al contrario, bisogna sapere che proprio la critica anti-nazionale della più scriteriata sinistra che c'è al mondo è il segno provato del giudizio e del risultato del governo Meloni. La critica, anche la critica immotivata, c'è sempre stata e, tutto sommato, è persino giusto che ci sia. Ci sarà sempre chi con il ditino alzato farà il professore e darà lezioni al mondo che delle sue lezioni non sa che farsene perché, come sanno i sassi ma non i docenti della sinistra, le lezioni si prendono e non si danno. Dovrebbe essere abbastanza noto che coloro che vogliono il meglio e la perfezione sono nemici del bene.
Meloni 2027-2032: “Non ho mai mollato e mai lo farò. L'Italia ha smesso di rassegnarsi”
Benedetto Croce considerando l'importanza decisiva del governo De Gasperi, che contribuì personalmente a formare, diceva che i suoi critici e nemici – insomma, i comunisti – non sanno che cosa ci voglia per fare al mondo un poco di bene. Mutano i tempi e gli uomini ma la sostanza è la medesima. Il presidente del Consiglio per fare un poco di bene a questo irriconoscente Paese ci ha rimesso persino gli affetti familiari. Quando è nato il governo presieduto per la prima volta da una donna, la situazione non solo italiana ma mondiale era massimamente insicura. Oggi non osiamo immaginare dove vada il mondo – perché è pur sempre un falso problema e dove va il mondo lo sa solo il mondo e, naturalmente, i comunisti – ma sappiamo che la situazione italiana è più sicura perché il governo ha navigato considerando i punti cardinali della nazione, dell'Europa e del valore del mondo libero. La cosa può piacere o non piacere (e sappiamo che in Italia al rododendro, direbbe Nanni Loy, del campo largo non piace) ma così è. Il senso del lavoro di questo governo è esattamente questo: aver assicurato in situazioni difficili il lavoro di un governo possibile delle cose. La politica economica e del debito pubblico è migliore rispetto a quattro anni fa. La politica della sicurezza e del governo dell'immigrazione, in Italia e in Europa grazie all'Italia, è migliore rispetto a quattro anni fa.
Cari elettori di centrodestra che siete un po' stanchi…
La politica estera, in un tempo in cui non c'è più il mondo di ieri e non c'è ancora il mondo di domani e chissà se mai ci sarà, è stata tenuta ferma anche al cospetto del presidente americano che ha dovuto prendere atto, lo si voglia o no, che i valori americani della libertà e del suo rispetto, sono stati interpretati da Giorgia Meloni. In tutto questo dov'era l'opposizione? Lo sapete ma ve lo voglio dire senza remore e peli sulla lingua: era in piazza a provare e riprovare a dare una spallata al governo accusandolo sistematicamente di autoritarismo fascista e senza aver nessuno scrupolo a strumentalizzare la gioventù che per sua natura tende agli eroici furori e alle astratte intenzioni? E' questa oggi la maggiore virtù politica del governo Meloni che, sia pure a denti stretti, è riconosciuta ogni tanto da commentatori e giornalisti dal profilo repubblicano: la tenuta della democrazia liberale senza scivolare nella reazione e respingendo la demagogia rivoluzionaria o, peggio, piazzaiola. Ecco perché l'opposizione che grida arbitrariamente "il governo ha fallito" è la prova provata che il governo ha ottenuto risultati di tutto rispetto: sta in piedi e tiene in piedi le libertà costituzionali. Il resto non è noia, è demagogia, politica e giornalistica. Perché in questo martoriato Paese è, secondo nemesi storica, il fallimento della sinistra che impedisce la nascita di una decente compiuta democrazia dell'alternanza.
Dai blog
Prince inedito, con Timeless arrivano dieci canzoni nuove
The Beatles a Abbey Road, tutti sul set per i 4 film di Mendes
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso