Cerca
Edicola digitale
+

Meloni, lo schiaffo a Bonaccini: smascherata l'arroganza della sinistra verso chi vota centrodestra

Foto: Ansa

Ignazio Riccio
  • a
  • a
  • a

Un nuovo capitolo dello scontro a distanza tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini si è consumato sui social. Al centro, ancora una volta, il tema più scivoloso della politica italiana degli ultimi anni: perché milioni di cittadini scelgono il centrodestra. Nel suo intervento pubblicato sui profili social, la premier ha ironizzato su quella che ha definito una lezione già sentita altre volte, imputando a Bonaccini l'idea che "milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco", mentre chi sceglie il centrosinistra sarebbe composto da "cittadini colti, consapevoli e intelligenti". Meloni ha ribaltato la lettura, proponendo "un'ipotesi più semplice": quegli elettori, a prescindere dal loro percorso scolastico, avrebbero "studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra", tra "città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate" e continue "lezioni di morale" su come vivere, votare e pensare. A questo la presidente del Consiglio ha aggiunto un argomento più identitario che programmatico: il centrodestra, a suo dire, "non chiede loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli" e li "rispetta", un rispetto che Bonaccini e "una certa sinistra", ha concluso, "non hanno ancora studiato abbastanza".

 

 

Le parole di Meloni arrivano al termine di settimane in cui Bonaccini è tornato più volte, in diverse sedi pubbliche, a offrire una lettura sociologica del successo delle destre in Italia e in Occidente. Già in primavera, in un'intervista rilasciata a "Il Giornale", il presidente del Pd aveva descritto un fenomeno che a suo avviso attraversa l'intero mondo occidentale - dalla Brexit alle due elezioni di Trump, fino alla crescita delle destre in Francia e Germania - imputandolo al voto delle periferie e delle fasce sociali con redditi e livelli di istruzione più bassi. Il tema è riemerso con forza nelle ultime settimane di agosto. Ospite del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta, Bonaccini ha discusso ampiamente di politiche del governo, immigrazione, sicurezza e prospettive del campo largo in vista delle elezioni politiche del 2027. Pochi giorni dopo, intervenendo ad Albenga a un'iniziativa del circolo democratico locale, ha invitato la sinistra a "togliersi la puzza sotto il naso", riconducendo però ancora una volta il consenso del centrodestra a tre fattori: livello di istruzione, difficoltà economiche e provenienza da periferie e aree interne.

 

 

Quest'ultima uscita ha scatenato una reazione immediata nel centrodestra. Rocco Invernizzi, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale della Liguria, ha risposto duramente, sostenendo che chi vive nelle periferie e nelle aree interne non vota "di pancia" e non merita di essere catalogato in base al titolo di studio o al reddito; per Invernizzi, ridurre le scelte di voto a un disagio sociale significa riproporre proprio quella distanza dalla realtà che Bonaccini dice di voler colmare. È in questo clima, con la polemica già alimentata dalle repliche di esponenti locali di FdI, che è intervenuta direttamente Meloni, portando lo scontro al livello dei due leader nazionali. Nel merito, il Partito Democratico non ha finora fornito una controreplica organica alle parole della premier, mentre nei giorni precedenti Bonaccini aveva insistito sulla necessità per il centrosinistra di costruire "un programma di alternativa" prima delle elezioni politiche, riconoscendo esplicitamente il rischio di un linguaggio percepito come elitario da larghe fasce di elettorato. Resta un nodo di fondo, che la vicenda mette a nudo con chiarezza: da una parte la tesi, cara a settori della sinistra, secondo cui il voto di destra affonderebbe le radici in condizioni socio-economiche e culturali sfavorevoli; dall'altra la rivendicazione del centrodestra di rappresentare, senza gerarchie culturali, un elettorato che si sente ascoltato nel merito delle proprie condizioni di vita reali - sicurezza, immigrazione, periferie - più che in base a categorie sociologiche. Una contrapposizione destinata a restare centrale nel dibattito politico in vista delle elezioni del 2027.

Dai blog