Ranucci e quelle mire a entrare nel "corridoio dei presidenti"
Quando Lavitola e Ranucci parlarono del corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi
Dopo l’attentato di fronte a casa di Ranucci del 16 ottobre 2025, Valter Lavitola, indagato con l’accusa di esserne il mandante, iniziò a tessere la sua tela. Con il fantomatico progetto di preparare il terreno per il grande salto dell’amico. Quello che avrebbe dovuto portare Ranucci alla discesa nel campo della politica. Con l’obiettivo di insediarsi niente meno che a Palazzo Chigi, come presidente del Consiglio. Inizialmente il conduttore di Report è freddo all’idea, la prende quasi per gioco. Poi inizia a crederci sempre di più, fin quasi a convincersi della sua fattibilità. C’è un giorno, in particolare, che questa convinzione appare nella sua concretezza.
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È il 19 giugno scorso quando Lavitola pone una domanda diretta a Ranucci: «Sei mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi». Secca e decisa la risposta del conduttore: «Ancora no». Chiaro segno, secondo chi indaga, che nutrisse il desiderio di poter percorrere un giorno quel corridoio, dove sono esposte le fotografie di tutti i presidenti del Consiglio della storia d’Italia.
La conversazione non finisce qui. Lavitola gli risponde dicendogli che sarebbe stato necessario attendere ancora un anno, cioè dopo le elezioni, aggiungendo che comunque le foto dei presidenti vengono comunque appese a fine mandato. Nei giorni seguenti Lavitola continua con le sue chiamate e le pressioni su una ristretta cerchia di conoscenti e giornalisti a cui chiede consigli e supporto nella preparazione del sondaggione che avrebbe dovuto lanciare definitivamente l’amico Sigfrido nell’empireo della politica.
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Come detto, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della procura di Roma, Ranucci che è parte offesa in tutta questa vicenda, si sarebbe lasciato convincere giorno dopo giorno, mese dopo mese. A fine aprile Lavitola gli inviò la prima bozza del sondaggio con tutta una serie di questioni da definire riguardo ai quesiti da sottoporre agli italiani. Pochi giorni dopo, a inizio maggio, Ranucci inoltrò all’amico faccendiere lo screenshot di un altro sondaggio dal titolo emblematico: «Il personaggio della settimana», con tanto di griglia di appartenenza a seconda che l’intervistato fosse di centrodestra, di centrosinistra o del Movimento 5 Stelle. Al primo posto c’era Donald Trump, seguito da Nicole Minetti (erano i giorni in cui teneva banco la questione della grazia) e Giorgia Meloni. Al quarto posto, guarda un po’, c’era proprio Sigfrido Ranucci. Dietro di lui Silvia Salis, Carlo Nordio, Delia Buglisi ed Elly Schlein. L’invio di questo screenshot, si legge nell’ordinanza, era la dimostrazione che il conduttore di Report continuava a «manifestare un forte interesse per il progetto dell’amico».
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Ranucci negli ultimi giorni, durante la presentazione di un suo libro, ha detto chiaramente di non avere alcuna intenzione di candidarsi. Un cambio di posizione netto rispetto a quanto aveva manifestato in numerose occasioni a Lavitola.
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