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Ranucci pronto per la candidatura: dopo Salis e Soumahoro Avs punta su di lui

Il conduttore di Report è l'ospite d'onore della festa del partito di Bonelli e Fratoianni. Ma se i 5 Stelle esultano e provano a contendeglierlo, Pd e renziani restano scettici

Edoardo Sirignano
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La donna che occupa le case altrui, il deputato con le galosce, la cui moglie e suocera hanno una cooperativa che sfrutta i migranti e, infine, il giornalista che condivide il tavolo col faccendiere che, poi, si scopre avergli organizzato l’attentato. Non sono i nuovi supereroi della Marvel, bensì i fenomeni lanciati in politica dal duo Fratoianni-Bonelli. L’unica somiglianza con Superman è solo il pugno alzato che, in questo caso, non serve per volare più in alto possibile, ma per indicare il marchio di casa dei compagni, quel “pugno chiuso” grazie a cui alcun erede del marxismo può definirsi tale. 

Dopo Ilaria Salis e Aboubakar Soumahoro, Alleanza Verdi e Sinistra è, dunque, pronta a calare l’ennesimo jolly. Non si tratta dell’amministratore riconosciuto o dell’esponente della società civile in grado di distinguersi per meriti e competenze, bensì dell’ennesimo “nome a effetto”, capace di occupare, per giorni, le copertine. Parliamo ovviamente di Sigfrido Ranucci, l’anchorman di Report, finito al centro del dibattito per i suoi rapporti con Lavitola, i super-stipendi dei suoi redattori, le avances durante i colloqui e chi ne ha più ne metta. 

 

Ecco perché il conduttore, qualora mamma Rai dovesse togliergli il giocattolo televisivo, ha più di una semplice “ancora” di salvezza e si chiama Montecitorio o Palazzo Madama. Chi gli garantirà la poltrona? Risposta scontata. I soliti compagni che hanno già candidato tutto e il contrario. Anche se la parte ecologista del movimento, come riferiscono le chat interne, non è, poi, tanto convinta della scelta. 

Nella giornata di ieri, intanto, è un tam tam di post per sponsorizzare un’eventuale discesa in campo del Sigfrido più conosciuto dagli italiani. Non ci sarebbe, d’altronde, nulla di sorprendente, considerando che quest’ultimo avrebbe frequentato il ristorante Cefalù proprio per costruire una scalata verso Chigi. Il sondaggio commissionato davanti ai piatti di vongole sgusciate e riportato, a più riprese, su queste colonne vale più di mille parole. Detto ciò, sfidare Meloni è compito da leader di partito e non certamente da cronista in cerca di un ruolo per il prossimo futuro. Diverso, invece, è occupare uno scranno in Parlamento. Qui gli spazi non mancano mai, a maggior ragione se c’è la solita AVS che, in mancanza di classe dirigente, è pronta a sostenere chiunque sia riconosciuto in strada. Nicolone, infatti, quando i cronisti del Corsera gli chiedono al riguardo, non conferma l’indiscrezione del web, ma neanche la smentisce. E soprattutto invita il volto Rai a «Terra», la terza festa nazionale del suo partito, che si terrà nella capitale dal 6 al 13 settembre. Mercoledì 9, nel pomeriggio dello spazio “Tlon” della Città dell’Altra Economia, ci sarà Ranucci a parlare di «potere, privilegi e democrazia». Sarà questa l’occasione in cui scioglierà le riserve?

 

L’ipotesi piace a buona parte dei pentastellati di Conte. Addirittura c’è un trio, a queste latitudini, che lo vorrebbe tra le file a 5 Stelle e parliamo di Barbara Floridia, Dario Carotenuto e Dolores Bevilacqua, ovvero i parlamentari che, sin dal primo giorno dello scandalo, gli hanno fatto da avvocato sui media.

Tale ipotesi, al contrario, non sembra convincere i dem. Non è un caso il silenzio della segretaria, Elly Schlein, sui rapporti tra Valterino e il volto noto del piccolo schermo o, peggio ancora, l’indignazione del padre nobile, Luciano Violante, quando il buon Sigfrido osa paragonarsi all’eroe Falcone. Similitudini, d’altronde, inammissibili anche per i tifosi del modus operandi volto a schiacciare l’avversario di turno. Ragione per la quale tra le file riformiste non ci sarebbe la sola Pina Picierno che, su X, lo accusa di «patriarcato» a bocciare, sin dal principio, l’ultimo coniglio fuoriuscito dal cilindro dei rossi di AVS. Le parole del saggio ex capogruppo Luigi Zanda, che chiede di sospenderlo dall’incarico in Rai, sono un monito o, meglio, il sinonimo di imbarazzo per molti. E non parliamo solo di chi è stato vittima del metodo Report, vedi un tale Renzi.
 

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