Dal pesce al fotovoltaico, le "vite parallele" di Ranucci e Lavitola
Un lungo articolo della testata online «Open» ha ricostruito con dovizia di particolari e circostanze la vita «precedente» di Sigfrido Ranucci, quando il conduttore di Report non era ancora uno dei giornalisti più conosciuti d’Italia. Nulla di particolarmente eclatante di per sé, ben inteso; eppure agli occhi di più di un osservatore la ricostruzione del giornale diretto da Franco Bechis farebbe emergere circostanze inaspettate, prima tra tutte la curiosa somiglianza della vita di Ranucci pre-Report con quella di Valter Lavitola. Sovrapposizioni certamente volute dal caso e non da una qualche volontà di imitazione-i due ancora non conoscevano - ma comunque piuttosto curiose.
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Vediamo come le ha raccontate Open. Secondo la testata, quelle dei due sarebbero quasi «vite parallele»: a cominciare dal «commercio del pesce», per passare all’uomo «di fiducia africano», arrivando infine al presunto interesse della «famiglia Ranucci per l’avventura delle energie rinnovabili (fotovoltaico)» che «negli ultimi tempi sembrava attrarre sia Lavitola che il suo uomo di fiducia, Clesio Gomes Tavares».
Seguendo il racconto della testata, infatti, nel 2004 nasce «la società Delimed srl». Afondarla sarebbero «Sigfrido Ranucci, con il 30%, la moglie con il 10%, il fratello minore del giornalista con il 30%» e un collega Rai «con cui Sigfrido aveva mosso i primi passi» anche lui «con il 30%». La società si occupava, secondo Open, di «import ed export» per «commercializzare "prodotti ittici sia freschi che congelati o surgelati", e altri prodotti alimentari e bevande». Nel 2013 però, la società sarebbe stata messa «in liquidazione» e poi chiusa definitivamente nel 2017, anno in cui Ranucci entra al posto di comando di Report. «Quando nel gennaio 2013 i quattro soci decidono di gettare la spugna», prosegue la ricostruzione, «viene nominato liquidatore un cittadino di origine africana».
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E qui arriva la seconda somiglianza notata da Open: «Per continuare il parallelo con Lavitola, è "’O Niro" di Ranucci», nato «a Lome Golfe in Togo» e «in Italia ha fatto il liquidatore solo altre due volte», per due società che secondo la testata «c’entrano con la famiglia di Sigfrido». Una di queste «la FPecoenergy», liquidata nel 2017 e il cui socio di maggioranza sarebbe stato il fratello, si sarebbe occupata di «energie alternative e in particolare del fotovoltaico, visto che l’oggetto sociale era "commercio all’ingrosso e distribuzione di prodotti fotovoltaici per la segnalazione luminosa"», sottolinea ancora Open. E questo, dopo il pesce e il fixerstraniero sarebbe la terza similitudine delle «vite parallele» di Ranucci e Lavitola, ovvero l’interesse nel fotovoltaico. Un «business», conclude l’articolo, che «negli ultimi mesi Lavitola spiegava a Sigfrido», sperando «evidentemente di avere buoni consigli» da chi quel campo lo aveva conosciuto prima di lui.
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A proposito dell’articolo che abbiamo fin qui riassunto e più in generale della vicenda ancora tutta da chiarire che ha visto coinvolta la coppia Ranucci-Lavitola dopo l’attentato che ha colpito il giornalista il 16 ottobre 2025, Franco Bechis, direttore di Open, ha evidenziato du aspetti . Il primo attraverso un altro ironico parallelismo con un vecchio fumetto: «Penso sia una coppia perfetta per i fumetti di Alan Ford», ha detto Bechis. Coppia «che per altro ha trasformato l’attentato stesso in un fumetto a puntate, che saranno sorprendenti ad ogni uscita». In seondo luogo il direttore ha sottolineato che «dal punto di vista professionale un giornalista parla con tutti e potrebbe avere anche fonti malandrine, nulla da dire su questo». «Certo ha aggiunto - poi se uno va a cena dalla sua "fonte" sicuramente paga il conto ogni volta, magari anche per quello che ha mangiato la fonte stessa. Come sicuramente avrà fatto Ranucci...».
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