Meloni, la stabilità del Paese e i risultati economici: "Italia più forte di prima"
La premier a MF: "Superbonus disastro del governo Pd-M5s, ci costerà 174 miliardi"
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica la stabilità garantita dal governo e i risultati ottenuti sul fronte economico nonostante una situazione di difficoltà globale con pochi precedenti. In un'intervista a «Milano Finanza», la premier sottolinea la tenuta dell'economia italiana, il taglio del cuneo fiscale e dell'Irpef e gli interventi a favore del ceto medio. Sul Superbonus di Giusppe Conte e compagni, Meloni parla di un costo complessivo di 174 miliardi e definisce la misura «un disastro» per i conti pubblici. Un'Italia «più forte di prima» dove il pil e il reddito pro capite crescono.
La stabilità «che questo governo ha assicurato ha permesso all'Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni», ha dichiarato Meloni. «Quando ci siamo insediati i titoli di Stato erano a un passo dall'essere declassati a livello 'spazzatura' e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso. L'economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell'uno per cento rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dello 0,8 per cento», ha aggiunto Meloni.
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«Ogni anno, tra taglio del cuneo e tagli dell'Irpef, rimettiamo 21 miliardi nelle tasche degli italiani». In questi anni «abbiamo lavorato in un'ottica di legislatura, facendo di volta in volta un passo in avanti. Appena ci siamo insediati», ha ricordato, «la priorità era sostenere il potere d'acquisto dei redditi medio-bassi. Ed è quello che abbiamo fatto, partendo dal taglio del cuneo che abbiamo triplicato e reso strutturale, estendendo la platea dei beneficiari ai lavoratori con redditi fino a 40 mila euro».
«Siamo poi intervenuti sull'Irpef, con l'accorpamento dei primi due scaglioni e la riduzione di due punti percentuali della seconda aliquota che si applica a redditi tra 28 e 50 mila euro. Ma il ceto medio beneficia anche di altri provvedimenti che abbiamo introdotto o potenziato in questi anni, come la detassazione dei fringe benefit, la riduzione dal dieci per cento all'uno per cento dell'aliquota sui premi di produttività, oltre all'innalzamento a 85 mila euro della soglia d'accesso al forfettario», ha detto ancora la premier.
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Inoltre, «grazie al lavoro di questi anni la tendenza è stata invece invertita e oggi la Pubblica amministrazione paga abitualmente le imprese entro 30 giorni. Lo Stato rispetta gli impegni, lo fa nei tempi previsti dalla legge e permette alle imprese di organizzare il proprio lavoro con più serenità e certezze», ha continuato.
Il Superbonus «finiremo di pagarlo solo nel 2027 e alla fine ci costerà la bellezza di 174 miliardi, quattro volte in più di quanto preventivato. Un disastro che il governo Pd-M5s ha abbattuto sui conti e che ha sottratto decine di miliardi di euro a scuola, sanità, servizi e infrastrutture», ha dichiarato la presidente del Consiglio a MF. «Dal prossimo anno non avremo più questo pesantissimo fardello sulle spalle - quasi 40 miliardi all'anno, il doppio di una legge di Bilancio - e questo ci permetterà di fare ulteriori passi avanti nella riduzione del debito. Aggiungo, inoltre, che se non fossimo stati gravati in questi anni dal costo del Superbonus, l'Italia avrebbe rispettato il percorso di riduzione del debito previsto dai parametri europei», ha aggiunto Meloni.
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