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Gazzarra dei 5 Stelle: occupano il Senato tra urla, spintoni e feriti

Edoardo Sirignano
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Ennesimo show a 5 Stelle. Ancora una volta i pentastellati bloccano l’attività parlamentare. A scatenare l’ira del Movimento, stavolta, è il no della Giunta della Camera all’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia, già condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta «Affari di famiglia». Gli inquirenti avevano chiesto di poter consultare le conversazioni tra il presunto prestanome del clan Senese e l’esponente del governo, ritenute rilevanti ai fini delle indagini. Richiesta che, però, viene rispedita al mittente, scatenando un parapiglia tra le opposizioni, che non accettano la decisione.

Soprattutto tra le file del M5S spuntano diversi cartelli con la scritta «Fuori le chat», accompagnati da proteste e «cori da stadio» indirizzati contro l’esecutivo. Il momento di maggiore tensione, però, si registra quando il capogruppo del M5S, Luca Pirondini, accusa il centrodestra di non consentire ai giudici di svolgere il proprio lavoro. «Questo governo – dice – sta aiutando la mafia e non si può continuare a lavorare come se nulla fosse. Occupiamo». Parole durissime che non passano inosservate tra i rappresentanti del primo partito di maggioranza. Tant’è che il meloniano Roberto Menia raggiunge i banchi da cui partono le invettive per fermarle. Scatta, dunque, il parapiglia e perfino chi prova a calmare gli animi, come il questore Gaetano Nastri, viene colpito a un ginocchio. Nulla di grave, ma è la conseguenza di una bagarre che avrebbe potuto essere tranquillamente evitata. A causa del clima più che surriscaldato, la presidente dell’Aula, Mariolina Castellone, è costretta a sospendere la seduta. Non basta, però, neppure questo a placare l’ira grillina e a porre fine a un baccano giudicato ingiustificato.

A parlare, poco dopo la bagarre, attraverso un video sui social, è l’ex premier Giuseppe Conte che, anziché condannare il comportamento dei suoi, riferendosi al caso del «Bistecchiere d’Italia», lancia più di una stoccata al veleno contro la maggioranza: «È possibile che arrivino a ostacolare le indagini della Procura quando c’è di mezzo un clan. Ci facciano almeno una cortesia: la smettano di parlare di legalità, di trasparenza, di dire che la loro azione politica si ispira alle idee e al pensiero di Borsellino». Alle sue parole si aggiungono quelle della sua ex vice, Chiara Appendino: «La mafia fa schifo – urla – ma fate schifo pure voi». E poi, riferendosi ai magistrati uccisi da Cosa Nostra: «La prossima volta che affrontate l’argomento, sciacquatevi la bocca».

A ricordare il «moralismo di circostanza», o meglio i «due pesi e due misure» applicati dal partito di Giuseppi, è Dario Iaia, capogruppo della tanto criticata Giunta per le Autorizzazioni. «Oggi – evidenzia, rivolgendosi a chi anima la protesta – si scandalizzano, ma ieri non lo hanno fatto quando il loro senatore Roberto Scarpinato, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha promosso un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per impedire che la Commissione mettesse a disposizione dei suoi componenti le intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche e dei suoi messaggi con l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento aggravato dell’associazione mafiosa. Sul caso Delmastro, invece, mettono in scena il solito show mediatico, fingendo di dimenticare che quest’ultimo non è neanche indagato».
 

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