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Gabrielli: «Bologna, no a processi sommari». Ma colpevolizzava chi inseguiva Ramy

Edoardo Sirignano
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La metamorfosi di Gabrielli. L’ex sottosegretario del governo Draghi, intervenendo sulla morte di Abderrahim Fakir, evidenzia come gli agenti, in questo caso, non siano dei «repressori», ma siano, al contrario, «le curve», riferendosi all’attuale maggioranza, a «inquinare il clima». L’ex direttore del Sisde, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, prendendo le difese di chi nelle ultime ore è finito nel mirino di una certa sinistra, chiarisce come il «cosiddetto contenimento», pur essendo «una delle attività più complicate e delicate che un operatore di polizia è chiamato a svolgere» e dunque presupponendo «professionalità», abbia delle «variabili» legate «al contesto e al soggetto, che possono condizionare l’esito dell’azione».
Motivo per cui, a suo dire, è sbagliato «dare giudizi di colpevolezza o assolutori», perché altrimenti si «intossica il dibattito». Tant’è che il quotidiano piemontese titola il colloquio evidenziando il suo «No a processi sommari per Bologna».

Parole sacrosante, se non fossero state pronunciate dallo stesso Prefetto che non lo scorso decennio ma a gennaio, parlando del caso Ramy (pur non essendo ancora chiarita la dinamica dell’incidente), se la prendeva con i militari che, a suo dire, non avrebbero agito nel modo migliore possibile. «L’inseguimento – affermava in quel frangente – non è stato fatto in modo corretto». Parole che, tra l’altro, non passarono inosservate ai sindacati di categoria, i quali, attraverso diverse note, espressero «totale disaccordo» verso dichiarazioni ritenute troppo affrettate.

Ma non è finita qui. Tornando all’attualità, lo stesso Gabrielli, sul medesimo taccuino di De Angelis, parla dei «buoni propositi della manifestazione di Bologna». Un’esternazione alquanto discutibile, considerando che si parla dello stesso evento in cui sono rimasti feriti 60 agenti. Un’intera città devastata: auto in fiamme, pavimentazione divelta, biciclette elettriche sfasciate e tavolini ribaltati. Ma per Gabrielli è sensato gridare in piazza contro chi si occupa di sicurezza dopo che i "compagni", nelle ventiquattro ore precedenti, pur di colpevolizzare l’esecutivo, avevano alimentato una vera e propria caccia all’uomo.

Motivo per cui il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, sostiene come le osservazioni del noto dirigente, nella sua ultima uscita pubblica, non siano al di sopra degli schieramenti, come invece si vuole far apparire. «Al di là della carriera politica a sinistra dell’ex capo della polizia – ironizza il numero uno del Carroccio – gli faccio i migliori auguri. Il suo è un parere di parte». Per i non esperti di cronache politiche, sono mesi che il fedelissimo dell’allora premier Draghi parla di campo largo e via dicendo. Tant’è che proprio Il Tempo non ha escluso una sua discesa in campo come alternativa a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ecco perché parliamo di un profilo non solo schierato, ma impegnato a tutti gli effetti nel variegato universo dei partiti. La sua ultima presa di posizione in materia di riformismo e alleanze, d’altronde, risale a pochi giorni fa, quando il poliziotto ha espresso il proprio endorsement a favore dell’amico ed ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Medesimo ragionamento vale per i continui attacchi alle destre. L’ultimo dopo il caso Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni per aver sparato due rapinatori. «Da un lato - evidenzia Gabrielli - si chiede a furor di polo la grazia, come rivincita rispetto alla sentenza, invadendo così le prerogative del Capo dello Stato. Dall’altra si dice: la difesa è sempre legittima».
 

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