Asse De Caro-De Luca, il futuro del campo largo sarà deciso dai cacicchi
L'esplosione del dibattito sulla legge elettorale velocizza le grandi manovre nel campo largo. I partiti devono farsi trovare pronti di fronte a possibili "primarie", ma soprattutto hanno bisogno di essere blindati da tutte le anime che dovrebbero costruire il nuovo Ulivo. Se Schlein ha già siglato un patto di ferro col voto operaio della Cgil, ha non pochi problemi ad accaparrarsi il sempre conteso "centro". Motivo per cui, da mesi, rincorre Matteo Renzi e la sua Casa Riformista. I moderati sono fondamentali per spuntarla ed ergersi ad anti-Meloni. Lo sa bene anche il suo sfidante Giuseppe Conte che, suggerito dal solito stratega Bettini, s'inventa, in laboratorio, il Progetto Civico dell'assessore romano Alessandro Onorato.
Le truppe cammellate della Dc 2.0, però, non sono né tra le file di Italia Viva che, seppure abbia radicamento, punta soprattutto su un voto d'opinione composto da giovani pensanti, né in contenitori creati all’ultimo istante per cavalcare il malcontento di qualche amministratore locale. Si trovano, piuttosto, in quei feudi che la destra non è mai riuscita a espugnare. Parliamo della Puglia e della Campania, ovvero delle regioni in cui il centrodestra incontra le maggiori difficoltà. Non sorprende, pertanto, che qualcuno abbia ipotizzato una discesa in campo di Antonio Decaro come vera alternativa al dualismo tra Elly e Giuseppi. È stato lo stesso ex sindaco di Bari, tuttavia, a smentire prontamente ogni indiscrezione su una sua ascesa romana. In politica, però, anche i bambini sanno che spesso si dice "a" per realizzare concretamente "b". In questo caso, tuttavia, il quadro appare più complesso. Il presidente della Puglia, dicono i ben informati, non vorrebbe prendersi subito il Nazareno o affrontare una campagna politica alla quale, tuttora, non si sente pronto. Starebbe invece cercando, con ogni mezzo possibile, di far lievitare il peso dei suoi "pesantissimi voti". La strategia sarebbe chiara: mettere sul tavolo i suoi preziosi pacchetti di preferenze davanti a chi sarà in grado di offrirgli il dicastero più importante. Quel cinquantaseienne che, alle ultime elezioni europee, ha raccolto quasi 500 mila preferenze, pur avendo sempre militato nel Pd, non ha mai sposato fino in fondo la causa di Elly. Per questo la segretaria, se vorrà il suo sostegno, dovrà sudare più di sette camicie.
Decaro, inoltre, può vantare un rapporto di peso con la famiglia De Luca. Il presidente della Campania ha sempre speso parole di stima nei suoi confronti. Toni ben diversi da quelli riservati ai fedelissimi del Nazareno catapultati da Roma, come Ruotolo o Sarracino. Quando si avvicinano le elezioni, però, tutto può cambiare. Non è quindi da escludere che anche l’esplosivo presidente dei "lanciafiamme" possa rivedere le proprie posizioni, a maggior ragione se a sostenere Conte dovesse esserci quel sindaco di Napoli che punta a sottrargli lo scettro progressista del Mezzogiorno. Gaetano Manfredi, ormai da mesi, rappresenta il principale avversario politico di re Vincenzo.
Ecco perché sia l’ex sardina sia l’avvocato del popolo, per inseguire il sogno Chigi, nello sprint finale dovranno preoccuparsi meno di blindare un consenso già acquisito nell'area massimalista e molto di più di dialogare con quei "cacicchi" che fino a ieri hanno criticato. Con la simpatia del primo Sarracino che capita, al massimo puoi eleggere un consigliere nella Città metropolitana. E Schlein non può certo pensare che il Renzi di turno faccia ancora una volta da mediatore. Perché, anche se lo facesse, il prezzo da pagare sarebbe altissimo: l’arguto "giglio", in cambio del favore, finirebbe per chiedere persino la luna.
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