Bignami in commissione Covid: dal piano pandemico "segreto" ai rapporti con la Cina
Manca poco all’audizione di Galeazzo Bignami, commissario dimissionario di Fratelli d’Italia della Commissione d’inchiesta sul Covid. Una testimonianza che, per alcuni versi, ha già segnato uno spartiacque nei lavori di Palazzo San Macuto: il deputato di FdI, infatti, non appena è stato convocato dalla presidenza, ha rassegnato le proprie dimissioni da membro della Commissione, allo scopo proprio di essere audito. Ovvero ciò che Giuseppe Conte, anch’egli commissario, ancora non ha fatto: sebbene si stata stabilita una data per la sua audzione- il 4 agosto prossimo - e nonostante abbia dichiarato più volte di essere pronto alle dimissioni, l’ex Presidente del Consiglio non ha ancora seguito l’esempio del collega Bignami. E finché resterà un membro della Commissione, non potrà testimoniare. La notizia dell’audizione di Bignami - prevista per oggi o al più tardi domani, dipenderà molto dallo svolgimento dei lavori del Senato - non è stata presa bene dalle opposizioni: la tesi sarebbe che il deputato di FdI non possa dare alcun contributo significativo alle indagini. Una posizione che, come vedremo, non ha solide basi argomentative; perché Bignami durante il periodo della pandemia è stato assai attivo e vigile sulla gestione dell’allora governo in carica. A riprova di quanto appena affermato, è il caso di citare la lunga battaglia impostata, e poi vinta, dall’ex commissario sulla pubblicazione dei verbali della task-force nominata dall’esecutivo nei primi mesi del 2020. Verbali che sarebbero stati pubblicati solo dopo un ricorso al Tar e dai quali sarebbero emersi elementi molto interessanti. Tanto che quei documenti, relativi alle riunioni dell’organismo istituito presso il Ministero della Salute, diventeranno negli anni successivi uno dei simboli del confronto sulla trasparenza delle decisioni prese durante la pandemia. La vicenda si sviluppa tra il 2020 e il 2021 e ruota attorno a due questioni principali: il livello di preparazione del sistema sanitario italiano e il dibattito sul piano pandemico nazionale. Dopo la fase più acuta dell’emergenza, il tema dei documenti prodotti dagli organismi tecnici diventa centrale nel dibattito pubblico. Quando Bignami chiede l’ accesso ai verbali della task force la richiesta viene respinta dal Ministero - che addirittura in un primo momento ne avrebbe negato l’esistenza - poiché considerati atti interni relativi a un’attività istruttoria, resoconti informali di riunioni prive di natura deliberativa. Ma la tesi di Bignami era più che sensata: per comprendere se le decisioni del Governo siano state corrette non basta vedere i decreti approvati, serve anche conoscere il percorso attraverso il quale quelle decisioni sono maturate. Così il TAR del Lazio nel 2021 riconosce l’interesse pubblico di quei verbali, dimostrando che nelle emergenze la necessità di rapidità decisionale non può eliminare automaticamente il diritto alla trasparenza. Un esempio paradgmatico è quello del verbale del 15 febbraio 2020, in cui compare il primo riferimento alla necessità di aggiornare il piano pandemico, che più avanti si sarebbe scoperto risalire addirittura al 2006. Il passaggio è breve, ma assumerà un valore enorme nella ricostruzione successiva, perché dimostra che all’interno del Ministero era presente la consapevolezza che quel piano dovesse essere rivisto. Una notizia che senza il ricorso di Bignami forse non sarebbe venuta alla luce. Da quei verbali è emerso anche molto altro, e certamente lo stesso Bignami ne darà conto in audizione. Così come si parlerà delle mail, che sarebbero rimaste senza risposta, in cui il deputato chiedeva chiarimenti sugli acquisti dei dispositivi sanitari all’inizio della pandemia. Insomma, sarà un’audizione tutt’altro che priva d’interesse.
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