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Pene più dure agli scafisti. Che smacco per la sinistra

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Francesco Storace
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Si dovrà vergognare chi perseguitò Matteo Salvini, chi lo mandò a processo con una manovra parlamentare, chi lo mise alla sbarra a giudizio per due anni e solo dopo dovette arrendersi all’assoluzione. Volevano quindici anni per sequestro di persona. Ma contro l’immigrazione clandestina le leggi vanno rispettate anche dai giudici. E da chi protestò per un altro caso, quello di Cutro, strillando al governo liberticida.

Invece no, anche l’attuale governo ha agito con correttezza contro gli scafisti, prevedendo sanzioni dure e riconosciute come legittime dalla Corte costituzionale.
Provate a immaginare che cosa sarebbe accaduto se la Consulta avesse deciso al contrario: flash mob ovunque, cortei fino in Calabria, evasioni legali dai Cpr con il consueto codazzo di poliziotti malmenati.

Ma la legge è legge e la Corte Costituzionale non ha avuto dubbi.

«Non sono costituzionalmente illegittime le pene previste per il reato di morte o lesioni come conseguenza dei delitti in materia di immigrazione clandestina, introdotto nel 2023 dal cosiddetto decreto Cutro». Lo ha stabilito con grande chiarezza la Consulta con la sentenza numero 120, depositata ieri, pronunciandosi sulle questioni sollevate dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa in un procedimento penale riguardante il trasporto via mare di trentaquattro migranti. In seguito alla collisione dell'imbarcazione con una motovedetta intervenuta per prestare soccorso, tre persone erano decedute e altre dieci erano rimaste ferite. Il giudice aveva dubitato della proporzionalità delle pene previste dall'articolo 12-bis del testo unico sull'immigrazione, come modificato nel 2023 dal cosiddetto Decreto Cutro.

L'articolo punisce infatti con la reclusione da venti a trenta anni il favoreggiamento dell'ingresso irregolare quando dal fatto derivino, come conseguenza non voluta, la morte di più persone oppure la morte di una persona e lesioni gravi o gravissime ad altre. La sentenza ha riconosciuto che il legislatore ha previsto una «risposta punitiva improntata a eccezionale asprezza»; ha tuttavia escluso che essa sia manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità dei fatti contemplati dalla norma.

Il reato presuppone, infatti, che il trasporto sia effettuato esponendo le persone a pericolo per la loro vita o incolumità oppure sottoponendole a trattamenti inumani o degradanti e che ne derivino la morte o lesioni gravi o gravissime di più persone. La disposizione - ha precisato la pronuncia - seleziona quindi «solamente condotte di notevole gravità», lesive di beni di primaria importanza. La fattispecie tutela non soltanto l'ordinata gestione dei flussi migratori, ma «anche, e soprattutto, la vita e l'integrità fisica dei migranti» coinvolti nel traffico illecito. La misura della pena costituisce pertanto «un segnale della particolare gravità del fatto che il legislatore ha inteso contrastare», caratterizzato da «un disvalore assai significativo».
Sinistra ammutolita, centrodestra giustamente soddisfatto perché si stabilisce un principio fondamentale, adottato dall’esecutivo. Basta con la prepotenza degli scafisti che provocano le morti in mare con le loro imprese.

Il deputato leghista siciliano, Germanà, è netto: «La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo. Le pene per gli scafisti del decreto Cutro sono legittime e giuste. È un messaggio di deterrenza forte e chiaro, esattamente quello che la Lega chiede da anni con Matteo Salvini, che ha vissuto un assurdo calvario giudiziario per difendere da ministro dell’Interno i confini del nostro Paese. Chi a sinistra tifa contro gli interessi dell’Italia se ne faccia una ragione: noi stiamo dalla parte delle vittime e delle Forze dell’ordine, non certo quella dei trafficanti di morte, che fanno business sulla pelle dei disperati. Continueremo a sostenere ogni strumento che serve fermare chi lucra sull’immigrazione clandestina».
Gli fa eco per FdI Augusta Montaruli: «Questa, come ha sempre sostenuto l’ esecutivo, è l'unica risposta possibile al contrasto dei trafficanti di esseri umani. E anche la corte riconosce la serietà delle politiche che Fratelli d'Italia e questo Governo stanno portando avanti, a differenza di chi ci ha preceduto, per la sicurezza degli italiani. Mentre loro gridano allo scandalo, noi manteniamo le promesse fatte».

Un altro leghista, Cantalamessa, vede la fine del business dei migranti: «Meno sbarchi, meno morti e meno business: la linea del rigore tracciata dal ministro Matteo Salvini si dimostra l'unica strada percorribile. Ricordiamo i rischi corsi in prima persona da Salvini per difendere i confini nazionali, arrivando a rischiare pure la condanna per sequestro di persona in un processo paradossale per aver portato avanti questa battaglia sacrosanta».

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