Conte, quella misteriosa estate-autunno del 2019. Giuseppi, Trump e il Russiagate
Ieri Il Tempo vi ha riportato alla strana estate-autunno del 2019, quando Conte passò dall’alleanza con la Lega (governo gialloblù) a quella con il Pd (governo giallorosso). E contemporaneamente, in quel percorso acrobatico, ottenne il celebre endorsement trumpiano, forse motivato (nessuno può saperlo con certezza) dalla speranza del tycoon che Giuseppi lo aiutasse dall’Italia nella sua controinchiesta sulla connection ordita dai dem Usa contro di lui con il “Russiagate”. Ricordavamo ieri la visita in Italia dell’Attorney general di Trump William Barr. E i dubbi che si trascinano da allora: ma alla fine Giuseppi aiutò davvero gli americani? Oppure fece finta ma si guardo bene dal compiere mosse rischiose? O ancora - con furbizia levantina - simulò l’intenzione di collaborare ma con la riserva mentale di non combinare niente? Nella rappresentazione messa in scena all’epoca da Giuseppe Conte e dal suo aiuto regista Rocco Casalino, prima davanti al Copasir e poi in conferenza stampa, ci sono diversi anelli - riesaminando le cose ora per allora- che non tengono: punti deboli che, nonostante il trattamento in guanti bianchi che il primo ministro ricevette anche allora dalla stragrande maggioranza dei media italiani, restano come altrettanti elementi di fragilità della ricostruzione contiana.
I misteri di Giuseppi: la controindagine dopo le falsità sul Russiagate, l'aiuto chiesto da Trump e quel nomignolo
Primo. Conte fu abilissimo nel giostrare la sua narrazione, ma riesaminando i fatti rimane un’asimmetria di fondo tra la caratura politica di William Barr, che era anche certamente responsabile delle attività dell’Fbi in quanto Attorney general, ma era soprattutto ministro della Giustizia dell’Amministrazione Trump (insomma, un politico a tutto tondo) e lo status degli interlocutori italiani verso cui Conte lo indirizzò, e cioè i vertici dei nostri servizi in quel momento. Gli americani – in ogni ambito - sono sempre molto attenti all’omogeneità di status nelle interlocuzioni internazionali (ad esempio, un semplice ministro straniero non incontra il Presidente Usa): non si capisce perché, a parti invertite, Conte non abbia voluto coinvolgere interlocutori politici italiani, cioè dei pari grado di Barr. Il sospetto di alcuni è fin troppo chiaro: Conte potrebbe aver voluto agire - politicamente parlando - “on the quiet”, alla chetichella, per dare a Trump la sensazione di una collaborazione rapidissima e concreta, e incassare in cambio l’endorsement a favore di “Giuseppi”. Secondo. A Roma non ci fu solo la doppia missione di Barr e del procuratore John Durham. Si scomodò, in quel periodo, anche Gina Haspel, la signora che era allora potentissima direttrice della Cia. Qualcuno, in Italia, sempre nella logica della minimizzazione, ha offerto la spiegazione secondo cui la visita della Haspel fosse già prevista da tempo. Ma è difficile derubricare a evento di routine la presenza di una figura così autorevole, che non si spostava certo solo per prendere un caffè. La si ricordava in Afghanistan, nel pieno di difficilissimi negoziati con i talebani, o in Turchia a seguito dell’affaire Khashoggi. Davvero qualcuno crede che una come la Haspel sia venuta a Roma e non si sia a sua volta occupata del Russiagate e del suo rovente lato italiano?
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Terzo. In tanti si affannarono a dire (Conte in testa, da quanto si apprese all’epoca) che le controparti italiane non fornirono a Barr e Durham alcun documento. E qui siamo davanti a un dilemma tragicomico e insieme impossibile da chiarire, se qualcuno non farà chiarezza. Se effettivamente passaggio di informazioni alla fine non ci fu, allora può darsi che in prima battuta Trump si sia fatto ingolosire da una prospettiva di collaborazione italiana che invece non si verificò. Se invece ci fu (qui ne dubitiamo, ma non si può escludere nulla), davvero qualcuno pensa che eventuali informazioni sensibili possano essere state trasmesse per iscritto o via mail? Per logica, ammesso e non concesso che un ipotetico passaggio di informazioni possa essere avvenuto, al massimo sarà accaduto oralmente, con relativi appunti trascritti dai due americani nei loro taccuini.
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