Patrimoniale, Schlein vuole tassare chi ha più di 500 mila euro. A rischio mezza Italia e il ceto medio
«Le proposte che talvolta si affacciano coraggiosamente in Parlamento ipotizzano un prelievo di qualche decimale o di qualche punto percentuale solo su grandi patrimoni superiori a 500mila o un milione di euro (al netto delle passività). Un contributo minimo da quel 5% più ricco del Paese che detiene la stessa ricchezza del 90% meno ricco, non certo una tagliola sulla classe media». Così scriveva Elly Schlein nel suo libro del 2002, edito da Mondadori, dal titolo «La nostra parte. Per la giustizia sociale e ambientale, insieme».
All’epoca Schlein non era ancora segretaria del Partito Democratico, lo sarebbe diventata un anno dopo. Eppure, come si può leggere, sul tema patrimoniale aveva le idee piuttosto chiare: chi sostiene che chi ha un patrimonio superiore a 500mila euro sia ricco, e dunque si merita una bella patrimoniale, ha tutto il mio appoggio.
Una dichiarazione che se non è un programma, poco ci manca. Queste «proposte coraggiose», come le definisce, andrebbero però inserite in un contesto preciso, cioè quello italiano, con tutte le sue specificità socio economiche; perché non può bastare la retorica dei «pochi ricchi che possiedono più di tutti i poveri» per paventare una patrimoniale, e di queste dimensioni per giunta. La questione l’aveva sollevata per primo il deputato di FdI Galeazzo Bignami, e con ragione. Per dimostrare che così concepita la patrimoniale targata Pd sarebbe proprio «una tagliola» per un ceto medio già allo stremo, partiamo da un dato inconfutabile: in Italia l’82% della popolazione ha una casa di proprietà. Cosa significa questo? Che con i prezzi attuali degli immobili, specie nelle grandi città, non serve molto per arrivare a toccare la cifra stabilita da Schlein nel suo libro. Per fare un esempio banale: sarebbe sufficiente avere una casa, magari ereditata dal nonno, anche un trilocale, e uno stipendio nella media - diciamo tra i 1.600 e i 1.800 euro al mese - ed ecco che magicamente si rischierebbe di entrare a far parte dei super-ricchi da tassare, pur non essendolo affatto.
Secondo dato di fatto che smentisce la semplicistica dicotomia ricchi-poveri proposta da Elly: gli italiani hanno un risparmio privato tra i più alti d’Europa. Dunque, se andiamo a sommare allo stipendio medio e alla casa ereditata anche qualche soldino da parte magari ereditato pure quello -, secondo la visione piddina avremmo davanti un ricco con un grande patrimonio. Terzo dato di fatto: l’Italia ha già molte altre patrimoniali "mascherate", cosa che peraltro ammette candidamente la stessa Schlein qualche riga prima, allorché scrive «Oggi l’Italia ha diverse imposte patrimoniali». Esatto. Eccone qualcuna: Patrimoniale immobiliare, bollo auto, canone radio-tv, diritti catastali, imposta di bollo, imposta di registro e sostitutiva, imposta ipotecaria, imposta sul patrimonio netto delle imprese, imposta su imbarcazioni e aeromobili, imposta su transazioni finanziarie, imposta su successioni e donazioni e imposta sui depositi bancari. Tutte tasse che gli italiani loro malgrado conoscono sin troppo bene, ma che dalla parti del Nazareno sembrano non essere mai arrivate. Conclusione: la patrimoniale in stile Schlein rischierebbe di colpire milioni di italiani, altro che super ricchi. E d’accordo che ultimamente la segretaria Pd ha cercato di sfumare maldestramente questa posizione, ora dicendo che non è nel programma del partito, ora alzando la soglia, ora sostenendo la necessità di una mega tassa europea.
Continuando però a promuoverne la necessità, dicendo che «non si deve avere paura». Una postura contraddittoria che potrebbe avere ragioni più politiche che pratiche: la patrimoniale è un tema che non trova tutti d’accordo nel campo largo (sai che novità). Conte e Renzi si sono detti più volte contrari (sempre a parole), mentre la sinistra-sinistra (o presunta tale) di Avs ne vorrebbe di più punitive. L’unica certezza è che con loro al governo, gli italiani rischierebbero di ritrovarsi con le tasche molto più leggere".
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