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Picierno aderisce a Renew e ufficializza il nuovo asse con Macron: il partito di Gozi e il piano per indebolire il Pd di Elly

Edoardo Sirignano
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La vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, dopo aver lasciato i dem di Schlein, ufficializza la propria adesione al Partito democratico europeo di Sandro Gozi. Insomma, entra, a tutti gli effetti, a far parte del gruppo Renew, ovvero quello che ha come massimo riferimento il premier francese Emmanuel Macron. Un chiaro segnale, dunque, di come il "centro continentale" voglia estendere la propria influenza sul campo largo nazionale, slegandolo dall’egemonia socialista. La conferma dell’indiscrezione, circolata da giorni su queste colonne, infatti, è la prova di come l’operazione, partita dall’Eliseo, per indebolire la rossa donna del Nazareno, sia cominciata. L’onorevole di Santa Maria Capua Vetere, dicono i ben informati, potrebbe essere seguita, nel giro di un mese, da diversi colleghi in quel di Strasburgo, nonché da riferimenti di un mondo sempre meno rappresentato in una coalizione che guarda con interesse agli estremi.


Una mossa, quindi, che va a smuovere le acque interne alla minoranza. Non solo i grandi delusi della "rottamazione", vedi Graziano Delrio e Lorenzo Guerini, potrebbero intravedere la sponda che cercavano, ma tale mossa potrebbe rimettere in discussione alleanze ritenute, fino a ieri, indissolubili. A rischio, ad esempio, il recente patto tra Matteo Renzi ed Elly. L’ex premier sarà disposto a seguire la segretaria del Pd, qualora dai suoi alleati europei dovessero arrivare indicazioni diverse? Il giglio sarà leale fino alle politiche? Una cosa è certa, unire le file centriste, considerando l’avvicinarsi delle elezioni e la scarsità dei posti in Parlamento, conviene a chiunque si consideri un moderato. Ciò non solo potrebbe far salire il peso degli ex democristiani messi in panchina, ma potrebbe aprire autostrade per chi, fino a qualche mese fa, era ritenuto soltanto un numero. I furbi balenieri aspetterebbero il primo risultato non esaltante per incolpare chi ha voluto la svolta a sinistra, ma soprattutto per avanzare una proposta di area, sia per quanto riguarda la guida del principale partito della coalizione, sia per il Colle. Nel primo caso, come riportato da "Il Tempo", l’ex commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, potrebbe essere più di una semplice alternativa all’attuale vertice. Nel secondo, invece, diverse potrebbero essere le soluzioni. Pochi sono i cosiddetti "padri nobili" o meglio gli "autorevoli aspiranti" riconducibili alle correnti che sposano le patrimonali della Cgil. Basti pensare a Pieferdinando Casini, nome di cui si parla spesso per il Quirinale, considerando il suo apprezzamento trasversale. 


Notizia dell’ultima ora, poi, sarebbe una strana e sempre più consolidata amicizia tra Gozi, Renew e il padre nobile dell’Ulivo, Romano Prodi. Quest’ultimo, pur effettuando apprezzamenti di facciata, non sembra aver mai gradito un cambiamento che, di fatto, ha ridotto il potere di quei grandi-consiglieri che fino, alla stagione Letta, influenzavano ogni possibile decisione. Non è da escludere, pertanto, che il padre dell’euro possa ripartire ancora dal vecchio continente per correggere il tiro e dare un nuovo volto a un soggetto che con certi "-ismi" non intende associarsi per alcuna ragione al mondo.
 

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