Conte spiazza i Dem su Patto di stabilità e riarmo. Elly all'angolo
«O venite con noi, oppure ognuno si arrangi per conto proprio». Più che una riunione tra partner, sembra l’inizio di un western alla Sergio Leone: Giù la testa. A lanciare l’avvertimento è il M5S, che guarda gli alleatib- e soprattutto il Pd - con l’aria di chi ha già fatto i compiti. Il palcoscenico dello scontro è Montecitorio, dove domani andrà in scena il confronto sulle mozioni sul Patto di Stabilità e sul riarmo europeo. Ma mentre i dem sono ancora attorno al tavolo a cercare la quadratura del cerchio e una sintesi che metta tutti d’accordo, i pentastellati hanno deciso di giocare d’anticipo: mozione depositata, firma in calce e partita aperta. Un messaggio subliminale: adeguatevi al nostro passo. Una mossa che ha lasciato il Pd con il cerino in mano e un’unica possibile soluzione: andare incontro alla posizione scritta nero su bianco da via di Campo Marzio. Altro che compromesso. È l’auspicio di Giuseppe Conte: dettare l’agenda del campo largo per poi assumerne direttamente la leadership. Un uno-due micidiale per stremare e mandare al tappeto Elly Schlein. E afferrare la fascia da capitano: chi meglio di me a Palazzo Chigi?
La corsa dell’ex presidente del Consiglio è iniziata circa un mese fa, con i tavoli tematici organizzati da Nova. Il traguardo in vista è quello del programma: noi lo scriviamo, voi lo firmate. Anche i tempi sono determinanti: ci rivediamo in autunno, dice ai compagni di strada. Ovvero quando la vera emergenza sarà quella di convocare i gazebo per le primarie entro fine anno. Un’insistenza che torna in tutti gli appuntamenti parlamentari che riguardano le priorità del movimento, come quella di mercoledì alla Camera. La mozione presentata dal M5S non consente mediazioni: «Il patto di stabilità va rivisto integralmente». Stessa impostazione per quanto riguarda il piano europeo di riarmo: «Va completamente rivisto». Parole d’ordine che creano mal di pancia nella minoranza dem, che con il presidente del Copasir ed ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha un orientamento praticamente opposto. In più, la postura degli ex grillini è lontana da quella del gruppo S&D, che con popolari e liberali è nella maggioranza di Ursula von der Leyen. E allora che fare? Sfumare il canovaccio dei pentastellati e acconciarsi a una posizione di intransigente opposizione? Oppure depositare un documento proprio e astenersi su quello dei partner?
Il punto che duole è sempre lo stesso: il campo largo non ha unità di intenti. Una divisione che si fa sentire soprattutto sui temi di politica internazionale: dall’Ucraina al Medio Oriente, ai rapporti con l’Ue. È molto difficile trovare una sintesi. In pratica, i 5 Stelle corrono, i dem arrancano. Lo stesso scenario si ritrova a Vilnius, capitale della Lituania, dove si è svolta ieri l’Assemblea parlamentare dei Paesi Nato. Il M5S si è schierato contro la linea di compattezza e deterrenza dell’Alleanza Atlantica, arrivando a distinguersi dal Pd. Lo scrivono in una nota i senatori di Fratelli d’Italia Michele Barcaiuolo, Paolo Marcheschi e Fausto Orsomarso: «Su temi strategici che riguardano il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale, le opposizioni sono prive di una visione comune e credibile». La situazione di fatto della coalizione non dispiace all’avvocato di Volturara Appula. Il leader del M5S gioca su uno schema: incentivare le candidature dei partner alle primarie, sapendo che è l’unico che può contare su un bacino sicuro. Poi ci sarà da affilare le unghie sulle regole dei gazebo.
Gli sherpa del M5S hanno già la loro griglia: un turno unico, voto aperto anche online, no all’obolo dei due euro per partecipare. Un campo da gioco perfetto per esaltare la maggiore popolarità del due volte presidente del Consiglio. Nel campo largo, insomma, la resa dei conti è già cominciata. E se il Nazareno continua a cercare un compromesso, Conte ha scelto la logica del duello: salire sul cavallo, tracciare la linea nella polvere e costringere tutti a scegliere da che parte stare. «Sono il candidato vincente», sussurra. Come nei migliori western: «Alla fine ne resterà soltanto uno in piedi».
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