De Luca contro tutti a Salerno, a sfidarlo anche il Pd del figlio Piero
De Luca contro tutti. Così potremmo sintetizzare la campagna elettorale di Salerno. L’ex sindaco, dopo un decennio alla guida della Regione Campania, torna a correre per la fascia tricolore della sua amata città. Dopo il passo indietro di Vincenzo Napoli, che ha lasciato con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, è corsa a otto per prenderne il testimone.
Ben 21 le liste presentate, di cui sette civiche per il solo “sceriffo”. Una vera e propria armata è quella dell’ormai ex inquilino di Palazzo Santa Lucia che, però, stavolta, non avrà dalla sua il Pd di cui, tra l’altro, il figlio Piero è segretario regionale. Un vero e proprio caso, considerando che in nessuna altra grande città si è verificata una spaccatura così importante. A sfidarlo, infatti, ci sarà l’altra sinistra, ovvero quella capeggiata da Franco Massimo Lanocita, appoggiato da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Salerno Democratica. Non sarà, però, l’unico ostacolo per il ritorno dell’ormai 77 enne “Vincenzone”. A rendere in salita la riconferma per lo storico primo cittadino, stavolta, ci saranno anche i moderati di Armando Zambrano con tre liste.
Motivo per cui può approfittarne la coalizione di centrodestra che si ritrova intorno all’avvocato e docente universitario Gherardo Maria Marenghi, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Nel cammino impervio di De Luca, poi, bisogna aggiungere i voti che saranno raccolti dagli altri outsider. In campo ci sono l’ex consigliere comunale d’opposizione Domenico “Mimmo” Ventura, della partita con Dimensione Bandecchi, Elisabetta Barone, sostenuta dalla compagine senza simbolo “Semplice Salerno” e unica donna in corsa per la fascia tricolore, Pio Antonio De Felice, nome sponsorizzato da Potere al Popolo.
Per dirla in breve, sfida accesissima nel secondo comune, per numero di abitanti, della Campania. Qui non solo si gioca il futuro di una classe dirigente ben radicata, ma soprattutto si mette in discussione un modello di alleanza che, per i soliti protagonismi, a queste latitudini, è stato del tutto archiviato. Qualora dovesse rivincere De Luca la sinistra nazionale avrà più di una semplice gatta da pelare.
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