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Modena, per il Pd conta solo ripetere che “l'attentatore è italiano” e che gli stranieri sono “eroi”

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Foto: Ansa

Alessandro Greco
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Mentre le vittime (otto feriti, quattro gravissimi, una donna senza più le gambe) lottano in ospedale, il centrosinistra modenese ha una priorità assoluta: ripetere ossessivamente che l’attentatore è «italiano». Il sindaco Massimo Mezzetti (Pd) ha esordito così: «L’attentatore è un cittadino italiano nato a Bergamo». Frase scandita come un mantra, quasi a voler dissolvere qualsiasi legame con le origini marocchine di Salim El Koudri, 31 anni, residente a Ravarino. Nato a Seriate da genitori nordafricani, naturalizzato italiano, seguito in passato per problemi psichiatrici (schizofrenia). Ma «italiano», punto. Come se la cittadinanza cancellasse tutto il resto: la cultura di provenienza, il possibile disagio di integrazione, il fallimento di quel multiculturalismo tanto celebrato a parole e tanto disastroso nei fatti.

 

 

Poi il secondo atto della narrazione: gli stranieri «eroi» che salvano l’Italia dal suo «cittadino italiano» problematico. Il sindaco ha lodato con enfasi «quattro cittadini coraggiosi» che hanno inseguito e bloccato El Koudri, sottolineando che due di loro sono egiziani, titolari di attività nella zona, e che altri stranieri sono intervenuti dopo. Messaggio chiaro: guardate che bella l’integrazione, sono gli stranieri a fermare i «figli d’Italia» impazziti. Una retorica capovolta, utile a spostare l’attenzione dal vero nodo della questione e a dipingere l’immigrazione come risorsa salvifica, anche quando è proprio il modello di integrazione a mostrare tutte le sue crepe. La realtà, infatti, è molto diversa. Il primo a buttarsi sull’attentatore, a rischiare la vita in una colluttazione sanguinosa e a neutralizzarlo è stato Luca Signorelli, modenese doc, programmatore informatico. È lui che ha preso le due coltellate (testa e torace), ha bloccato il polso di El Koudri e ha permesso che venisse immobilizzato. Solo dopo sono arrivati gli altri, tra cui i due egiziani citati dal sindaco. Signorelli è un italiano che ha agito d’istinto, mettendo in gioco la propria incolumità per difendere la propria comunità. Eppure questa parte della storia viene ridimensionata o inserita in secondo piano, perché non si sposa con la narrazione politically correct che il Pd vuole imporre. Al centrosinistra questo non interessa. Meglio spingere la favola degli «stranieri che salvano Modena» per bilanciare la narrazione e attaccare chi parla di fallimento dell’integrazione.

 

 

Intanto El Koudri, dopo aver lanciato l’auto a 100 all’ora sul marciapiede e aver falciato la folla, è sceso con un coltello in mano, pronto a fare ancora più danni. Un gesto deliberato, non un «incidente» o un semplice «atto di follia»: un’auto trasformata in arma, un coltello usato con lucidità dopo lo schianto. «Il terrore è già qui», titolava ieri Il Tempo. È una triste realtà. Il terrore è già qui, e non lo fermano le acrobazie semantiche del centrosinistra, che esalta gli «eroi stranieri» per non guardare in faccia il problema delle seconde generazioni non integrate e della radicalizzazione (o del disagio che troppo spesso sfocia in violenza). Da anni assistiamo allo stesso copione: ogni volta che un individuo di origine immigrata compie un atto di violenza, scatta immediatamente la corsa a sottolineare la cittadinanza italiana acquisita, come se bastasse un timbro su un documento per cancellare radici, influenze culturali, fallimenti educativi e segnali di allarme ignorati. Nel frattempo, le vittime – italiane e non – pagano il prezzo più alto, mentre il dibattito viene deviato su binari ideologici: «non è razzismo dire che l’integrazione ha fallito», eppure per il Pd e certi media sembra proprio che lo sia. Modena non è un caso isolato. È l’ennesimo campanello d’allarme in una Europa che si ostina a non voler vedere. Quante altre «problematiche» dovremo importare e naturalizzare prima di ammettere che il modello ha prodotto troppi lupi solitari, troppi disagi irrisolti, troppa violenza che non si spiega solo con la «povertà» o la «malattia mentale»? Modena e l’Italia meritano verità, non giravolte ideologiche. Meritano una politica seria sulla sicurezza, sull’immigrazione selettiva e sull’integrazione reale, non slogan buoni solo a lavarsi la coscienza dopo ogni tragedia.

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