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M5S, Conte e il complottone: “La caduta del mio governo fu voluta da Draghi e ambienti finanziari”

Foto: Lapresse

Gianni Di Capua
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Il presidente del M5S, Giuseppe Conte, torna sulle ragioni della fine del suo governo e respinge l'idea che sia stato Matteo Renzi il principale artefice della crisi. "Renzi è molto abile a intestarsi svolte e soluzioni. Ma è evidente che la mia caduta è dovuta ad ambienti finanziari interni e stranieri, che non mi hanno considerato una garanzia ai loro occhi per gestire l'incredibile massa di risorse finanziarie che abbiamo ottenuto in Europa. Draghi non ha certo aspettato Renzi". Conte, in un'intervista al Corriere della Sera, aggiunge: "Mi risulta da varie fonti che Draghi si fosse mosso in proprio per chiedere un cambio di governo ben prima che avvenisse". E sulle fonti precisa: "Ad esempio da D'Alema. Credo che Renzi sia stato tra gli ultimi ad arrendersi al governo tecnico; perché sa che con un governo tecnico i politici contano ancora meno".

 

 

Ripercorrendo il proprio passato politico, Conte si racconta così: "Prima di votare il Movimento 5 stelle, a partire dal 2018, non avevo un partito di riferimento, guardavo con interesse all'esperienza demitiana, la sinistra Dc, quando candidò indipendenti di sinistra: Scoppola, Lipari Ossicini. Ho votato anche radicale". Sui rapporti interni al Movimento, il leader è netto nei confronti del fondatore Beppe Grillo: "Dopo gli insulti che mi ha rivolto, non ci sono più rapporti, anche se per me resta il fondatore. Una figura storica, con grandi meriti". Quanto alle possibili alleanze, Conte non chiude al dialogo con il Partito democratico guidato da Elly Schlein: "Non ci vincola una concezione dell'alleanza dinamica, non statica. L'alleanza non è un prerequisito; è un mezzo per combattere le nostre battaglie accanto a chi condivide con noi un programma nero su bianco. Con loro in questa legislatura abbiamo condiviso le basi di un programma comune. Siamo già a buon punto". Apertura anche sul tema delle primarie: "Mi sono reso disponibile alle primarie di coalizione perché ho visto nel referendum una grande voglia di partecipare. Le primarie non sono nella nostra tradizione. Sono convinto che possono essere il modo più efficace per trovare l'interprete migliore, ma solo dopo aver condiviso il programma". Sull'eventuale coinvolgimento di Renzi, Conte chiarisce: "C'è posto per chi genuinamente condividerà il programma e offrirà garanzie di affidabilità per attuarlo. Non ne voglio fare questioni personali. La politica non deve vivere sui personalismi ma su processi politici chiari, limpidi, condivisi".

 

 

Infine, uno sguardo alla politica internazionale: "Una simpatia che ho sfruttato per il mio Paese, non per dare il sangue come ingenuamente sin qui ha fatto Giorgia Meloni. Uno dei suoi grandi fallimenti". E sull'incontro con emissari vicini a Donald Trump: "Ho ricevuto una lettera su carta intestata: l'inviato speciale di Trump, in visita ufficiale a Roma, desiderava incontrarmi. Ho ritenuto opportuno l'incontro per pregare Zampolli di riferire a Trump che stava accumulando errore su errore, a dispetto dei 'signorsì' della Meloni, che l'hanno incoraggiato anziché frenarlo". Sui rapporti con Schlein: "Rispetto reciproco e la consapevolezza che rappresentiamo due forze politiche differenti ma possiamo costruire un solido programma che ci consente di rimediare ai fallimenti di Meloni e di governare per cinque anni".

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