Meloni contro le mafie: “Togliere i figli ai boss della criminalità organizzata”
Altro che mafia. Altro che contiguità e balle vere. Se c’è una personalità che ha idee chiare contro le cosche si chiama Giorgia Meloni e ieri alla Camera lo ha dimostrato ancora una volta. «Intendiamo andare avanti anche sulla proposta di legge a prima firma della Presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi». E non solo: sempre all’Antimafia la premier ha mandato un invito. Indagate sui partiti, tutti i partiti, a partire da Fratelli d'Italia. Una sfida che ricaccia in gola a chi le ha mosse molte accuse fasulle.
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Ma è la prima proposta che merita approfondimento. Ne abbiamo già parlato, ma ora merita un’attenzione particolare la proposta Colosimo, sottoscritta anche dall’opposizione in commissione. Non si tratta semplicemente di «togliere automaticamente i figli ai boss», ma di rendere più facile e rapido l’intervento dello Stato quando un minore cresce in un contesto mafioso. Oggi - a leggi esistenti - non basta che un genitore sia un criminale: serve dimostrare che il suo comportamento danneggia il figlio. Alle cosche si manda un segnale chiaro con la nuova proposta: considerare finalmente l’appartenenza a organizzazioni mafiose come elemento rilevante per valutare l’idoneità genitoriale. Il minore sarebbe allontanato dal nucleo familiare inserendolo in percorsi educativi protetti, a prescindere dal territorio di origine. Una proposta a cui ha lavorato anche Libera di don Luigi Ciotti e che ha avuto applicazione sperimentale a partire dal tribunale di Reggio Calabria. In quella sede delicata, sotto la guida del magistrato Roberto Di Bella, è stato sviluppato un approccio chiamato «liberare i bambini dalla ’ndrangheta». E proprio in quella situazione a forte rischio - ma caso per caso - i figli di famiglie legate alle cosche locali sono stati allontanati dal contesto familiare e trasferiti in altre regioni (Nord Italia, comunità protette, famiglie affidatarie). Il tutto con decisioni del tribunale, non appena emergeva un rischio concreto per il minore. E questo perché nei casi segnalati ed esaminati - i figli crescono dentro la cultura mafiosa e imparano fin da piccoli regole, linguaggio, gerarchie. Finendo per entrare nell’organizzazione criminale.
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Serve una legge per rendere strutturale questa rivoluzione. Ora c’è anche l’imprimatur della Presidente del Consiglio e il percorso legislativo potrà arrivare più facilmente a compimento visto che, almeno in questo caso, non dovrebbe esserci il rischio di ostruzionismo dall'opposizione. È una bella notizia, quella data solennemente da Giorgia Meloni. Sta al Parlamento tutto accelerare e deliberare: i mafiosi senza figli sono morti senza bisogno di pallottole. Mai come in questi casi la politica può dare un ulteriore e decisivo segnale contro le mafie: il contesto criminale come fattore di rischio per i minori.
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