conflitto con l’iran

Iran, Meloni in Parlamento: “L'Italia non entra in guerra, nessuna richiesta sulle basi e nessuna complicità”

Luigi Frasca

Una giornata in Parlamento, dalla mattina al Senato alla sera alla Camera, per ribadire che l'Italia non prenderà parte all'intervento statunitense e israeliano in Iran, per una crisi "tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà", e per assicurare che il governo non è "complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese". Giorgia Meloni interviene per la prima volta dallo scoppiare della crisi davanti alle Camere sulla situazione in Medio Oriente. L'occasione sono le Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, che segnano anche il tentativo di apertura al dialogo con le opposizioni. Al Senato, la premier, infatti, chiede "coesione", propone l'avvio di un "tavolo" allargato al centrosinistra sulle emergenze più attuali, e si spinge a proporre di votare - alla Camera, perché a Palazzo Madama non è possibile - parti delle risoluzioni presentate dalla minoranza. Ma l'apertura è accolta dal gelo dalle opposizioni, che la definiscono "tardiva", e la possibilità di dialogo dura mezza giornata, con la replica e le dichiarazioni di voto alla Camera che si trasformano in scambi di accuse reciproche tra la premier e i leader di Pd e M5s, Elly Schlein e Giuseppe Conte. "Non volete accogliere l'appello, avrete le vostre ragioni ma non vi trincerate questioni che non stanno né in cielo né in terra. Ditelo, lo rispetto - attacca Meloni - Comunque se cambiate idea la mia proposta resta valida".

 

  

 

NON SIAMO IN GUERRA - "Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra", scandisce la premier. "Qui non c'è un governo che si sottrae al confronto parlamentare", aggiunge, rivolgendosi alle minoranze, che, però, l'applaudono solo quando chiede che siano accertate le "responsabilità" della "strage delle bambine nel Sud dell'Iran". "È in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l'intervento americano e israeliano contro il regime iraniano", ammette Meloni, in Aula al Senato, con al fianco i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. "Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e al venir meno di un ordine mondiale condiviso", ribadisce. Questo ha un "punto di svolta ben preciso", sottolinea, ovvero l'invasione russa dell'Ucraina, "l'anomalia della invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del consiglio di sicurezza dell'Onu, proprio di quell'organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente".

SULLE BASI NESSUNA RICHIESTA - Sul fronte dell'uso delle basi italiane, la presidente del Consiglio ricorda nuovamente come "dipendano da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore" e che, "nel caso in cui dovesse giungere la richiesta, la decisione spetterebbe sempre al governo" ma sarebbe affidata "al Parlamento". "Ribadisco anche, allo stesso modo, che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta", sottolinea, ma "permettetemi anche di fare chiarezza, ancora una volta: anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che 'esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell'accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole'".

 

 

RIVEDERE REGOLE INGAGGIO UNIFIL - "La situazione in Libano è delicata" e "la decisione di una nuova guerra contro Israele è scellerata", sottolinea Meloni, spiegando di essersi sentita con Benjamin Netanyahu, manifestandogli "la contrarietà dell'Italia a qualsiasi escalation", fermo restando il diritto di Israele alla sua difesa "agli attacchi di Hezbollah". In Libano, prosegue, "sono presenti oltre mille soldati italiani della missione Unifil. La sicurezza del personale va garantita in ogni momento, reiteriamo la richiesta a Israele". Su Unifil ci sono delle "perplessità: da una parte, riteniamo che nell'attuale contesto la missione rimanga importante ma sapete che le regole di ingaggio che ha avuto in questi anni non sarebbero sufficienti ad affrontare la crisi attuale - afferma -. Il dibattito deve essere di questo genere: io sono più che favorevole e ho segnalato quello che non condividevo dell'iniziativa degli Usa rispetto a Unifil, ma se volessimo prorogare la missione dovremmo rivedere le regole. Ma è un tema su cui non abbiamo trovato grande convergenze".

AUMENTO TASSE PER CHI SPECULA E SOSPENSIONE ETS - La premier anticipa che, a livello europeo, l'Italia sta "chiedendo, in attesa della revisione annunciata, di sospendere urgentemente l'applicazione dell'Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico". "Si tratta di un provvedimento che serve subito - precisa -, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente". "Riguardo all'attuale aumento dei prezzi dei carburanti - sottolinea poi -, il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è: consiglio prudenza. Perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili".

 

 

LO 'STRABISMO' DI PD E M5S, SCONTRO CON LE OPPOSIZIONI - Durante la replica alla Camera, Meloni accusa il Pd di "strabismo" nei confronti degli Usa. "Faccio riferimento ad alcuni degli interventi che ho sentito, particolarmente in questo caso dai colleghi del Pd, De Luca, Braga, che dicevano 'la democrazia non si esporta con le bombe', perché, signori scusate, 'Viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo', ma 'no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo'. 'Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia', per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma 'no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo'. 'Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia' per rimuovere l'impresentabile dittatore Gheddafi, ma 'no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro'. Ora io francamente non condivido questo strabismo", sottolinea. Meloni ne ha anche per il Movimento 5 stelle. Quando nel 2020 al governo c'era Giuseppe Conte e gli Usa uccisero il generale iraniano Qasem Soleimani, ricorda, "allora nessuno, né Conte e neanche i ministri del Pd, disse che quella scelta era contraria al diritto internazionale e nessuno la condannò come chiedete di fare a me oggi". "Lo dico solo perché sia chiaro quanta propaganda ci sia in quanto detto e quanta incoerenza", sottolinea.