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Iran, Tajani e Crosetto alla Camera: “L'Italia non è in guerra, ma rischio concreto di allargamento del conflitto”

Gianni Di Capua

La crisi in Medio Oriente rischia di allargarsi e di produrre effetti diretti anche sull'Europa e sull'Italia. È il quadro tracciato alla Camera dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni del governo sulla situazione internazionale, segnate da una forte escalation regionale ma anche dalla volontà dell'esecutivo di evitare un coinvolgimento diretto del Paese. Riguardo l'eventuale utilizzo delle basi militari presenti in Italia per operazioni legate alla crisi, Crosetto ha chiarito che, allo stato attuale, la questione non è sul tavolo. "Ad oggi non ci è pervenuta alcuna richiesta, non c'è un tema di basi da concedere", ha affermato il ministro della Difesa, ricordando che le installazioni presenti sul territorio nazionale operano sulla base di accordi giuridici precisi e consolidati. Si tratta, ha spiegato, di strutture autorizzate per attività Nato, supporto logistico, addestramento e operazioni tecnico-operative, oltre che per velivoli non destinati al combattimento. "L'Italia non è in guerra e non è stata coinvolta, sta cercando di mitigare gli effetti di questa guerra", ha aggiunto, sottolineando che un'eventuale richiesta verrebbe comunque sottoposta al Parlamento.

 

  

 

Sul piano geopolitico la preoccupazione principale riguarda l'azione militare dell'Iran, che secondo il governo sta colpendo diversi Paesi della regione, ampliando il rischio di un conflitto generalizzato. Tajani ha parlato di "ulteriore peggioramento della situazione", spiegando che Teheran "continua a sferrare attacchi indiscriminati in tutti i Paesi del Golfo e oggi anche contro l'Azerbaigian". Una dinamica che rende "concreto il rischio di un allargamento del conflitto". Il ministro degli Esteri ha anche espresso solidarietà a Cipro, Paese membro dell'Unione Europea colpito dagli attacchi, sottolineando che per l'Europa è "doveroso garantire assistenza". Allo stesso tempo Tajani ha segnalato con favore la decisione del governo del Libano di invitare Hezbollah a non compiere azioni militari che possano aggravare ulteriormente la crisi. Tra le priorità dell'esecutivo c'è la tutela dei cittadini italiani nella regione. Tajani ha ricordato che sono già circa 10mila i connazionali aiutati a lasciare le aree più a rischio e che proprio nelle ultime ore sono atterrati all'aeroporto di Roma Fiumicino due voli con 200 persone a bordo in condizioni particolarmente delicate. Nel complesso, ha spiegato, sono circa 100mila gli italiani presenti nelle aree direttamente o indirettamente coinvolte dal conflitto, a cui la rete diplomatica sta garantendo assistenza informativa e logistica, compreso il reperimento di medicinali salvavita.

 

 

Sul piano economico e strategico, il capo della Farnesina ha evidenziato i rischi legati alla situazione nello Stretto di Hormuz, il cui blocco sta già incidendo sui mercati internazionali. L'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, ha avvertito Tajani, potrebbe avere conseguenze pesanti soprattutto nei Paesi più fragili, dove l'impennata del prezzo del grano rischia di generare tensioni sociali. Per questo il governo sta lavorando a misure di sostegno economico e a strumenti di tutela per le imprese italiane all'estero insieme a SACE e ICE. Il ministro ha poi affrontato anche il nodo politico della leadership iraniana dopo la scomparsa della guida suprema Ali Khamenei, che secondo Tajani potrebbe aprire "la possibilità di un nuovo Medio Oriente fondato sulla pace", ribadendo che l'Iran "non può dotarsi del nucleare per minacciare Israele, la regione e l'Europa". Dal punto di vista militare, Crosetto ha descritto una strategia iraniana basata sulla destabilizzazione regionale. Gli attacchi, ha spiegato, si stanno concentrando soprattutto su Paesi che non partecipano direttamente alla guerra - tra cui Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Turchia e la stessa Cipro - con l'obiettivo di creare caos nella regione. Un elemento che, almeno per ora, non ha fatto scattare le clausole di difesa collettiva della Nato. La situazione resta comunque estremamente fluida. Il ministro della Difesa ha avvertito che la crisi potrebbe alimentare altre tensioni globali, citando anche le dinamiche interne alla Russia di Vladimir Putin e le pressioni dei vertici militari sulla guerra in Ucraina. Per questo l'Italia, ha concluso, sta rivalutando i propri assetti nella regione, rafforzando i dispositivi di protezione e lavorando a un possibile dispositivo multinazionale di difesa aerea a sostegno dei Paesi alleati.