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Dubai, Crosetto chiude il caso: "Chiedo scusa, ero in ferie per stare con i miei figli"

Foto: Lapresse

Tommaso Manni
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Le operazioni di Stati Uniti e Israele contro l’Iran sono state pianificate per colpire “i nodi chiave della struttura militare iraniana”. A riferirlo al Senato è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso dell’audizione sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico. Le azioni di Usa e Israele “sono state pianificate per colpire i nodi chiave della struttura militare iraniana, in particolare i centri di comando, i sistemi di difesa aerea e le infrastrutture legate ai programmi missilistici e ai droni, ritenuti da Washington e Tel Aviv una minaccia permanente e imminente”. “L'obiettivo di una azione su vasta scala è ridurre la capacità offensiva di Teheran. Le autorità israeliane hanno presentato l'offensiva come una azione preventiva contro una minaccia ritenuta esistenziale”. Dal punto di vista operativo, ha aggiunto, “confermo che la fase iniziale dell'attacco israeliano rientra nella soppressione delle capacità di difesa aerea nemica su vasta scala”. Crosetto ha quindi richiamato l’attenzione sugli effetti economici della crisi. “Il traffico commerciale risulta fortemente ridotto. La cosiddetta guerra commerciale è uno dei temi che dovremo affrontare, laddove non arrivano i missili arrivano certamente gli effetti economici, sia diretti che indiretti”. “La questione degli approvvigionamenti energetici rappresenta un ulteriore rilevante elemento di criticità, considerato che la regione del Golfo costituisce uno snodo essenziale per il transito di una quota significativa dell'energia globale. Gli effetti della crisi sono già evidenti oggi, il prezzo del greggio ha registrato un incremento sostanziale. Analoghe dinamiche si osservano sul gas naturale liquefatto, riflettendo il rischio percepito di interruzioni delle forniture. L'aumento dei costi assicurativi per il trasporto e la crescente incertezza sulle rotte stanno contribuendo ad alimentare pressioni inflazionistiche con possibili ricadute sui costi industriali, trasporti e più in generale sulla stabilità economica europea. Dallo stretto di Hormutz transita circa il 20% del petrolio mondiale, pari a circa 17-20 milioni barili al giorno e oltre il 30% del commercio globale di gas liquefatto. Si tratta di una principale arterie energetiche del sistema economico internazionale e anche una riduzione parziale o un aumento del rischio percepito è sufficiente a produrre effetti immediati sui prezzi, premi assicurativi, disponibilità delle forniture. Le prime reazioni del mercato indicano già una contrazione del traffico commerciale e un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40%”.

 

 

Il ministro ha poi ricostruito la propria presenza nell’area nei giorni degli attacchi. “Il fatto che io fossi bloccato è stata una mia scelta, perché io immediatamente avrei potuto andarmene via da Dubai senza neanche comunicarlo, ho scelto in quel momento di restare, visto quello che stava succedendo. Avrò sbagliato come ministro, chiedo scusa, perché ero i miei due figli e sono stato lì. Quando, dopo una notte di bombardamento, li ho presi e li ho accompagnati a Mascate, sono partito e sono tornato a fare il mio dovere. Ero a Dubai perché avevo deciso, magari sbagliando, di concedermi un periodo di ferie. Avevo messo anche degli incontri istituzionali. E noi non è che non siamo stati informati come Italia di quello che è successo o quando è successo: nessun Paese. Ho scritto a tutti i miei colleghi ministri della Difesa. Nessun paese europeo ha ricevuto alcuna informazione, se non quando gli aerei erano in volo”, una volta avuta la certezza “che attacchi avrebbero colpito l'obiettivo principale. Perché era quella la loro priorità. Nessuno in Occidente, in Oriente, nei Paesi arabi era stato minimamente informato”.

 

 

Infine, un passaggio sulle capacità di difesa italiane ed europee. “Di fronte a un attacco simile l'Italia farebbe peggio, perché le difese da queste nuovi armi, che sono soprattutto i droni, sono molto più difficili rispetto alle armi tradizionali. Dal punto di vista di quel tipo di attacchi, l'Italia e i paesi europei sono indietro e si stanno avvicinando negli ultimi due anni con investimenti continui. La soluzione ci sarà nel giro di qualche mese, qualche anno perché è partita purtroppo soltanto due anni fa, perché prima questo tipo di pericolo non era né percepito né reale: la guerra dei droni è un'invenzione ucraina, è cambiata completamente la visione e il modo di fare la guerra negli ultimi due anni in modo repentino”.

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