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"Csm sistema para-mafioso", Nordio picchia sulle correnti: l'ira delle opposizioni

Gianni DI Capua
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Nella campagna che porta al referendum sulla riforma della giustizia ogni giorno ha il suo scontro, ma quello di oggi, sulle parole del Guardasigilli, che in una intervista definisce 'para-mafioso' il meccanismo delle correnti in magistratura, è più feroce degli altri. E se pure si è abituati a toni che sulla separazione delle carriere sconfinano fin troppo spesso nella diatriba politica, l'accostamento scelto da Nordio, che pure più volte ha apostrofato il Csm con epiteti non certo lusinghieri come "verminaio correntizio", scatena la reazione pressoché unanime delle opposizioni che chiedono alla premier Giorgia Meloni di prendere le distanze dal titolare di Via Arenula e al diretto interessato di lasciare l'incarico. "Inaccettabile assimilare i magistrati ai mafiosi - tuona la segretaria del Pd Elly Schlein -, è un insulto a quei magistrati che hanno pagato con il costo della vita la lotta e il contrasto alla criminalità organizzata". "C'è un limite, anche nelle campagne elettorali - prosegue la dem - ed è soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali che si deve guardare dall'oltrepassare quel limite".

 

Sulla stessa linea il presidente M5S Giuseppe Conte per il quale "è davvero incredibile vedere un Governo che getta fango e ombre sulle Istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste", mentre da Avs, Angelo Bonelli parla di "ministro indecente" e Nicola Fratoianni si domanda: "Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarcelo?" Sul punto interviene anche l'Associazione nazionale magistrati, secondo la quale Nordio "ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi paramafiosi". "Le sue parole offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia - aggiunge l'Anm - e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività".

 

Dalla maggioranza arrivano, in difesa del Guardasigilli le parole del capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami, secondo il quale Schlein e Conte "cercano maldestramente di distrarre l'attenzione dalle gravissime dichiarazioni del procuratore Gratteri" e dovrebbero invece "rendersi conto di come oggi le correnti sono un sistema di potere da scardinare". Alla bufera segue la replica del ministro che con un comunicato manda a dire: "Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm". E ancora: "Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di 'mentalità e metodo mafioso'".

A cinque settimane dal voto la tensione tra gli schieramenti continua a salire e a nulla sembrano servire gli appelli che invitano a mantenere il dibattito sugli aspetti tecnici della riforma, ultimo in ordine di tempo quello del ministro della Difesa Guido Crosetto che invita "ad informarsi sui contenuti in modo autonomo, confrontando ciò che dicono le persone serie che ci sono da entrambe le parti e non gli ultras che semplificano in slogan" e aggiunge: "Non è una scelta politica partitica". Sull'altro fronte, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro (Pd), nel ribadire che voterà un No convinto al referendum, chiede di non farne "una resa dei conti dal punto di vista politico, perché sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e nei confronti degli operatori della giustizia, ma soprattutto sarebbe un gioco pericoloso che ha una posta in palio altissima, che è l'equilibrio tra i poteri dello Stato sancito dalla Costituzione". "Nordio e Gratteri - è l'opinione che il leader di Azione Carlo Calenda affida ai social - dovrebbero ricordarsi che ruolo svolgono e che hanno il dovere di mantenere il dibattito su una riforma costituzionale su un piano decoroso e di merito". 

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