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Gabrielli, vuole unire la sinistra ma ha diviso la polizia: da Ramy alle sanzioni

Foto: Ansa 

Alessio Buzelli
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Sul conto del prefetto Franco Gabrielli come figura pubblica si può dire tutto e il contrario di tutto, meno che non sia una persona incline a prendere posizione. Nella sua carriera ne ha prese molte, spesso nette e talvolta controverse, che fatalmente hanno dato il via a polemiche e critiche. Una caratteristica, questa, che oggi diventa tanto più interessante, quanto più aumentano le sue quotazioni come prossimo «federatore» del campo largo, il cui compito dovrebbe essere unire piuttosto che dividere. L’ultima polemica è di queste ore: l’ex Capo della polizia ha commentato i recenti disordini di Torino e il nuovo decreto sicurezza con parole che non sono piaciute a molti, tra cui il Ministro della Difesa Guido Crosetto, col quale è partito un botta e risposta a tratti anche duro. Ma già in passato le dichiarazioni e i provvedimenti presi da Gabrielli, specie quando era a capo della Polizia, avevano fatto discutere, soprattutto "internamente", ovvero tra quelle forze dell’ordine di cuiè stato a lungo la guida. Tralasciando le polemiche più recenti e "rumorose" - come quelle scaturite da un suo commento sul «caso Ramy», quando sostenne che gli agenti non avessero svolto l’inseguimento a regola d’arte- ce ne sono altre meno conosciute che hanno comunque «spaccato» le divise, e non poco. Nell’agosto del 2017 scoppiò un vero e proprio caso: durante lo sgombero - e i violenti scontri che ne seguirono-della gigantesca e fino ad allora mia affrontata occupazione di Piazza Indipendenza a Roma, diversi giornali ripresero le parole che un funzionario di Polizia avrebbe detto ai suoi agenti: «Se tirano qualcosa, se serve spezzategli le braccia», riportarono i media. Per queste parole, l’allora capo della Polizia punì il dirigente (che all’epoca era nel commissariato Trevi Campo Marzio) rimuovendolo dal suo ruolo, annunciando il provvedimento in una intervista a La Repubblica e anticipando che «la frase pronunciata in piazza è grave. Quindi avrà delle conseguenze. Abbiamo avviato le nostre procedure interne e non si faranno sconti».

La decisione scatenò fortissime polemiche: molti lo ritennero esagerato, visto anche il contesto. il pugno duro era stato già usato un mese prima, contro un agente della Polizia Stradale, il quale, prima di fermare un extracomunitario che viaggiava in bici contromano sulla Torino-Bardonecchia, riprese col telefonino l’uomo, chiamandolo «risorsa boldriniana». Non il massimo del protocollo, siamo d’accordo; ma la sanzione, anche in quel caso, parve esagerata per molti colleghi.
Un’altra presa di posizione che generò malumori fu una circolare che Gabrielli emanò nell’ottobre del 2019, in cui si raccomandava agli operatori di Polizia di «essere prudenti sui social». Una raccomandazione che qualcuno accolse con favore, ma che altri, come il sindacato Sap, definirono come «la tentazione di nascondere situazioni e criticità emerse invece grazie a delle foto». Ancora, a stretto giro, ecco un’altra circolare, questa volta relativa all’osservanza delle regole in materia di divise ed equipaggiamenti del Corpo. «Negli ultimi tempi si vanno diffondendo iniziative volte all’acquisto da parte degli operatori di polizia di materiali non collaudati», spiegava il documento. Ma alcune sigle sindacali la giudicarono fuori fuoco, sostenendo che questi «acquisti» sarebbero stati in realtà necessitati dalla mancanza di forniture da parte dell’amministrazione.

E, in effetti, i rapporti tra Gabrielli e i sindacati di Polizia non sono mai stati idilliaci. Per esempio, nel 2016 numerose sigle, tra cui Siulp, Siap, Silp Cigl, Ugl chiesero con decisione al Prefetto chiarimenti relativamente al riordino delle carriere dei poliziotti, definito allora «inaccettabile e mortificante». A gennaio 2018, invece, Bologna Today titolava così: «Capo della polizia in città e sindacato in piazza». In quel caso, a generare la frattura tra la base e il capo fu il provvedimento disciplinare erogato al segretario del Sap, Tonelli, reo di aver accusato Gabrielli di «fare politica sfruttando il proprio scranno». Infine, i «difetti di forma»: Gabrielli fu criticato da più parti per aver passato in rassegna, durante la parata del 2 giugno 2018, gli uomini del Corpo in maniche di camicia e con la giacca poggiata sulla spalla. «L’insostenibile informalità del Capo della Polizia», commentò qualcuno.

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